Vedere il mondo in rosa
venerdì 12 giugno 2009
Vedere il mondo in ‘rosa’ non è più solo una metafora. L’ottimismo,
infatti, passa anche per il colore delle lenti che si portano. Dando
man forte a ciò che un letterato illustre come Goethe sosteneva: le
differenze cromatiche incidono sull’umore. Dunque, l’ottimismo può
derivare anche da una diversa percezione dei colori: con le lenti
rosate si ‘sorride’ di più alla vita. Quella che potrebbe sembrare una
semplice boutade, ora ha invece una base scientifica: l’Università di
Toronto ha dimostrato con la risonanza magnetica per immagini come il
cervello reagisca positivamente alle lenti di questo colore. La notizia
viene riportata sul sito dell'Agenzia internazionale per la prevenzione
della cecità - IAPB Italia. Il verdetto è incontrovertibile: il rosa
rallegra. Dunque, mentre se si è di cattivo umore il campo visivo si
restringe, al contrario il buon temperamento ci rende più recettivi nei
confronti del mondo: la corteccia cerebrale visiva riesce a raccogliere
più informazioni dalla realtà. Dunque, ciò che percepiamo visivamente è
evidentemente anche specchio della nostra interiorità. Ai partecipanti
allo studio è stata mostrata un’immagine composita: al centro compariva
un viso circondato da figure di vari edifici e luoghi (ad esempio, una
casa). Ai soggetti è stato poi chiesto di indicare il sesso della
persona, in modo tale che focalizzassero la loro attenzione
sull’immagine centrale. Quando erano di cattivo umore le persone non
elaboravano le immagini presenti sullo sfondo. Al contrario, quando
erano “su di giri” elaboravano più informazioni. La scoperta è stata
fatta osservando, in particolare, l’area del paraippocampo, quella
correlata alle risposte primarie della corteccia cerebrale visiva.
Eppure, non tutto il male viene per nuocere: più informazioni percepite
possono anche tradursi in un maggior rischio di distrazione. “Il buono
e il cattivo umore", ha affermato il professore di psicologia Adam
Anderson, "cambiano alla lettera il modo in cui funziona la nostra
corteccia cerebrale visiva e il modo in cui vediamo”. Il quale aggiunge
che gli stati d’animo negativi corrispondono a una visione a ‘tunnel’.
E non si tratta di mera suggestione, visto che lo studio è stato
pubblicato sull’autorevole Journal of Neuroscience. “Queste scoperte
nel loro insieme", concludono i ricercatori canadesi, "suggeriscono che
la valenza affettiva influenzi in modo diverso la selezione degli input
visivi iniziali, alterando in modo sostanziale il raggio d’azione della
codifica delle percezioni”.
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