Colpisce il 20 per cento dei giovani tra i 13 e i 19 anni ed è
una vera e propria malattia psichica. Parliamo della tanoressia,
termine coniato dai ricercatori dell’università del Texas per definire
la dipendenza da sole che sta contagiando gli americani e si sta
diffondendo anche da noi. «Affligge chi, guardandosi allo specchio, non
si vede mai abbastanza scuro. Proprio come gli anoressici, che non si
vedono mai abbastanza magri» dice Sarah Viola, medico psicoterapeuta.
Non è un caso che il termine tanoressia nasca dall’unione tra la parola
inglese “tan” (abbronzatura) e “anoressia”. «Alla base ci sono le
stesse cause dei disturbi alimentari: insicurezza, incapacità di
accettare la propria immagine e autolesionismo» spiega l’esperta. Le
conseguenze possono essere anche molto gravi: basti pensare che,
secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, ogni anno 132 mila
persone si ammalano di tumore alla pelle.
«Chi ha questa ossessione non si
cura degli allarmi medici perché vede l’abbronzatura come un must da
ottenere anche a rischio della salute».
Riconoscere un tanoressico è facile: d’estate trascorre ore sotto il
sole, non usa creme protettive e sta alla larga dagli ombrelloni.
D’inverno, invece, è cliente affezionato dei solarium, che frequenta
fino a tre volte la settimana (i medici consigliano di non superare le
due sedute al mese). «È un fenomeno che in Italia non è ancora a
livelli di allarme, ma rischia di contagiare soprattutto le
giovanissime, spesso in conflitto con il proprio corpo» dice Sarah
Viola. Correre ai ripari si può. «Chiedendo aiuto a uno psicologo. La
miglior cura è una: imparare ad amarsi per quello che si è».
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