(ANSA) - ROMA, 29 APR - Difficile dirlo al partner. Ancora piu'
difficile comunicarlo a capi e colleghi sul lavoro. Per non parlare
della complessita' della gestione delle attivita' quotidiane di cura
della famiglia, o di quelle legate al desiderio di maternita'. Sono le
problematiche che affrontano le donne sieropositive, messe in luce al
convegno 'Donna e Hiv', promosso dalla'associazione 'Donne in rete'.
''Le donne sono il 35% dei sieropositivi in Italia - spiega Antonella
Cingolani, medico dell'Istituto malattie infettive della Cattolica di
Roma - e con il miglioramento delle terapie e dell'aspettativa di vita
hanno bisogno che si parli anche della qualita' della loro vita, e che
si crei una rete di supporto, anche psicologica, per affrontare tutte le
questioni legate a una vita 'normale'''. Sono ancora solo ''1 su 4'',
dice Bina Parrilla, biologa del Laboratorio di riproduzione assistita
della clinica Ostetrica e Ginecologia L. Sacco di Milano, le coppie con
lei sieropositiva che si rivolgono alla fecondazione in vitro per avere
figli, nonostante le possibilita' di non trasmettere il virus ai figli
sia la stessa che nel caso di padre sieropositivo.
Peraltro le donne, diversamente dagli uomini
''per il 40% sono contagiate dal partner abituale - ha ricordato
Antonella D'Arminio Monforte, professore ordinario di Malattie infettive
all'azienda ospedaliera-Polo universitario San Paolo di Milano - e nel
37% dei casi sono anche a conoscenza della sua sieropositivita'''. Serve
quindi ''un cambio culturale'', anche nell'approccio alla
sperimentazione dei nuovi farmaci, che spesso ''nei trial non
coinvolgono piu' di un 30% di donne''. Sull'approccio alla sessualita' e
alla vita affettiva delle donne sieropositive l'Istituto insieme allo
Spallanzani di Roma coordinera' una ricerca che coivolgera' in tutto 20
strutture sul territorio che interessera' tra le 500 e le 1.000 donne.
Accanto
a questa ricerca anche la Cgil del Lazio sta promuovendo un
questionario, che sara' poi allargato su scala nazionale, per vedere le
difficolta' delle donne sul lavoro: ''Il problema principale -
sottolinea Salvatore Marra - e' l'invisibilita', perche' chi e'
sieropositivo e' costretto a nascondersi per lo stigma sociale che e'
ancora molto alto, arrivando a non usufruire di alcuni diritti, come ad
esempio i permessi per malattia o l'invalidita', per non farsi scoprire
dai datori di lavoro''. (ANSA)