Dall'omicidio di Meredith Kercher a Perugia, a
quello del piccolo Alessandro, di soli 18 mesi, a Genova, sempre più
spesso violenza fa rima con cocaina. Secondo una ricerca inglese
condotta dalla polizia di Manchester, sui dati dei crimini violenti
commessi nel 2009, nell’83% dei casi i colpevoli hanno agito sotto
effetto di stupefacenti. Dati non troppo lontani dal nostro Paese: il 5%
degli studenti italiani fra i 15 e i 16 anni, infatti, prende cocaina. A
puntare i riflettori sulla 'polvere bianca' associata alla violenza è
un'inchiesta di 'Focus', in edicola a partire da questa settimana con il
nuovo numero.Ebbene, il nesso "si spiega con gli effetti della
cocaina sul nostro sistema cerebrale. La cocaina infatti provoca un
aumento della dopamina all’interno del cervello: la dopamina è una
sostanza che agisce anche nelle aree della corteccia cerebrale che
governano le reazioni aggressive (corteccia mesolimbica e
mesocorticale). Un aumento della dopamina in quelle aree accrescerebbe
di fatto la possibilità di reazioni violente: questo spiega, per
esempio, le crisi di paranoia di cui sono affetti i cocainomani".
Secondo
Fabrizio Schifano, primario di psichiatria delle dipendenze e ordinario
di Farmacologia clinica e terapia alla University of Hertfordshire
(Londra), "i cocainomani si sentono perseguitati. In pratica la cocaina
può indurre chimicamente una crisi di schizofrenia paranoide molto
aggressiva e disinibita". In altre parole, un cocainomane "potrebbe
aggredire con violenza un’altra persona perché vede in lui o in lei un
persecutore".
"E non si pensi che l’effetto si estingua in breve
tempo: in soggetti vulnerabili, le psicosi indotte da cocaina - aggiunge
l'esperto - possono durare anche settimane o mesi dopo la sospensione
dell’abuso". L’inchiesta mette in luce inoltre un altro particolare
inquietante. Da qualche tempo i nuclei anti-droga hanno scoperto la
presenza di una nuova sostanza nella cocaina: il levamisolo.
Si
tratta di un farmaco antiparassitario, utilizzato negli allevamenti
animali. Il levamisolo però agirebbe sul cervello umano favorendo la
circolazione della dopamina: in pratica, la dopamina resterebbe a
disposizione dell’organismo più a lungo, aumentando così il piacere e la
durata dell'effetto della 'dose'.