Articoli di Psicologia

Droga: l'inchiesta, cocaina 'accende' violenza

giovedì 29 aprile 2010

Dall'omicidio di Meredith Kercher a Perugia, a quello del piccolo Alessandro, di soli 18 mesi, a Genova, sempre più spesso violenza fa rima con cocaina. Secondo una ricerca inglese condotta dalla polizia di Manchester, sui dati dei crimini violenti commessi nel 2009, nell’83% dei casi i colpevoli hanno agito sotto effetto di stupefacenti. Dati non troppo lontani dal nostro Paese: il 5% degli studenti italiani fra i 15 e i 16 anni, infatti, prende cocaina. A puntare i riflettori sulla 'polvere bianca' associata alla violenza è un'inchiesta di 'Focus', in edicola a partire da questa settimana con il nuovo numero.

Ebbene, il nesso "si spiega con gli effetti della cocaina sul nostro sistema cerebrale. La cocaina infatti provoca un aumento della dopamina all’interno del cervello: la dopamina è una sostanza che agisce anche nelle aree della corteccia cerebrale che governano le reazioni aggressive (corteccia mesolimbica e mesocorticale). Un aumento della dopamina in quelle aree accrescerebbe di fatto la possibilità di reazioni violente: questo spiega, per esempio, le crisi di paranoia di cui sono affetti i cocainomani".

Secondo Fabrizio Schifano, primario di psichiatria delle dipendenze e ordinario di Farmacologia clinica e terapia alla University of Hertfordshire (Londra), "i cocainomani si sentono perseguitati. In pratica la cocaina può indurre chimicamente una crisi di schizofrenia paranoide molto aggressiva e disinibita". In altre parole, un cocainomane "potrebbe aggredire con violenza un’altra persona perché vede in lui o in lei un persecutore".

"E non si pensi che l’effetto si estingua in breve tempo: in soggetti vulnerabili, le psicosi indotte da cocaina - aggiunge l'esperto - possono durare anche settimane o mesi dopo la sospensione dell’abuso". L’inchiesta mette in luce inoltre un altro particolare inquietante. Da qualche tempo i nuclei anti-droga hanno scoperto la presenza di una nuova sostanza nella cocaina: il levamisolo.

Si tratta di un farmaco antiparassitario, utilizzato negli allevamenti animali. Il levamisolo però agirebbe sul cervello umano favorendo la circolazione della dopamina: in pratica, la dopamina resterebbe a disposizione dell’organismo più a lungo, aumentando così il piacere e la durata dell'effetto della 'dose'.





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