E' facile commettere l’errore di credere che svolgere attività
intellettuali (giornalisti, manager, insegnanti, scrittori, ecc.)
allontani il rischio di perdere l’efficienza mentale.
Purtroppo ogni attività lavorativa tende a specializzare alcune
funzioni e aree cerebrali mentre altre vengono lasciate inattive –
spiega il dott. Iannoccari, neuropsicologo Presidente di ASSOMENSANA.
A lungo andare questo stato di inattività si trasforma in “perdita”
di collegamenti sinaptici e i neuroni riducono la loro efficienza.
In poche parole, la mancanza di esercizio favorisce la perdita delle attività cerebrali che vengono usate di meno”.
Sulla base di queste conoscenze, la ricerca nell’ambito delle
neuroscienze ha realizzato programmi di stimolazione cognitiva che si
sono dimostrati efficaci per sviluppare e potenziare le risorse mentali
residue nei soggetti anziani, migliorando le prestazioni cerebrali.