
" A quattordici anni la vita può essere una vera schifezza"
Per la prima volta il bullismo raccontato in prima persona: arriva in libreria il romanzo scritto da una vittima, Filippo B., oggi sedicenne. Il protagonista di Bulli (Mursia) è Diego, una sorta di alter-ego dell’autore, grassottello e secchione. Preso di mira da un gruppo di compagni, viene deriso, picchiato e minacciato per un anno senza che nessuno si accorga di niente.
Diego scrive tutto in un diario segreto, ma a casa non racconta nulla: il padre è assente e se la cava con qualche costoso regalo di Natale, la madre non sa - o finge di non sapere. I nonni sono figure ostili, rigide e incapaci di offrire al nipote protezione e amore. Ogni giorno Diego deve trovare il coraggio di andare a scuola e affrontare i suoi aguzzini: “La paura oramai è diventata quasi mia sorella”. Più di tutto non teme le botte, ma il giudizio degli altri: “La cosa più spaventosa” scrive “è la vergogna che proverò davanti ai ragazzi che saranno presenti mentre verrò menato”. E, per i suoi meccanismi di ferocia e omertà, ribattezza il bullismo “la mafia giovanile”.
Al centro delle violenze subite da Diego c’è un’accusa: quella di essere omosessuale. Il protagonista scava dentro di sé per capire se questa offesa che i bulli gli rivolgono per deriderlo abbia un fondo di verità, si tormenta, arriva a chiedere a una sua amica di fingersi la sua ragazza per mettere a tacere le voci. Emerge il quadro di una nuova generazione molto omofobica, in cui più di ogni altra cosa conta dimostrare la propria sessualità in maniera forte, inequivocabile e incredibilmente precoce: fare esperienze (etero)sessuali il prima possibile, per non essere diversi dagli altri, per essere inclusi nel gruppo.
A sorpresa, bulli non sono solo gli adolescenti: nel libro c’è anche un episodio di violenza compiuto da un professore ai danni di un alunno. E gli altri insegnanti, indifferenti e passivi, non fanno una figura molto migliore. Regna, nella scuola descritta dal giovane autore, una sorta di silenzio-assenso sui comportamenti violenti: per quieto vivere gli insegnanti e i bidelli fanno finta di non vedere, e così i bulli possono agire indisturbati e impuniti.
Grande assente, in questo libro, è anche un sostegno psicologico. E così Filippo B., nella vita reale, ha dovuto inventarsi una terapia fai-da-te: per uscire dall’incubo si è messo a scrivere, e ce l’ha fatta. Forse il suo libro servirà a qualche genitore, o a qualche figlio, per capire meglio questo fenomeno.