HomeSocietàAttualitàFreud, la “nevrosi” che lo portò alla morte e la richiesta di eutanasia

Freud, la “nevrosi” che lo portò alla morte e la richiesta di eutanasia

copertina morte freud
Il 23 settembre 1939 moriva a Londra Sigmund Freud. Sono note le sue teorie e i suoi scritti, è meno noto che, in punto di morte, chiese di “farla finita” e che a contribuire alla malattia e alla morte fu il fumo, inquadrabile come nevrosi

La nevrosi ha costituito il principale campo di interesse di Freud. É stato il disturbo che la psicoanalisi si è proposta di trattare in profondità. Non ne esiste una sola, però, e tra queste c’è quella che contribuì maggiormente alla malattia e alla morte dello stesso teorizzatore: la dipendenza da fumo. La dipendenza dal fumo o da sostanze, secondo l’autore, si svilupperebbe nella fase orale.

La malattia che lo costrinse al silenzio

articolo morte freud

Un articolo riporta la morte del padre della psicoanalisi

Freud aveva un carcinoma della bocca, con il quale convisse per 16 anni. Durante la sua vita aveva fumato anche 20 sigari al giorno e ciò contribuì indubbiamente allo svilupparsi e al progredire del male. Nonostante 32 operazioni, alla fine subì l’asportazione della mascella che lo costrinse ad effettuare molte sedute in silenzio.

Anche in seguito all’asportazione della mascella, Freud continuò a fumare. Si racconta che abbia fumato una scatola di sigari al giorno sino a quello in cui disse “facciamola finita”.

“Ora non è più che tortura e non ha senso. Ne parli con Anna”

Il 21 settembre 1939 consumato da atroci sofferenze, sul letto di morte mormorò al dottor Max Schur, proprio medico di fiducia

Ora non è più che tortura e non ha senso. Ne parli con Anna, e se lei pensa che sia giusto, facciamola finita

Freud si affidò al sentimento della figlia e il medico aumentò gradualmente la dose di oppiacei. Morì due giorni dopo, senza risvegliarsi dal sonno che la morfina gli aveva provocato.

“Adesso sono libero di morire”

Papà della psicoanalisi, chissà se Freud si era mai sentito solo o incapace di condividere le sue debolezze. Ad esempio, era ossessionato dall’idea che potessero comunicare alla madre la sua morte. Così, quando sua madre morì nel 1930, scrisse ad Ernest Jones di avere guadagnato la “libertà di morire”.

Gli scritti scampati agli scempi del nazismo

Quando nel 1933 Hitler prendeva il potere in Germania, le origini ebraiche di Freud costituirono un serio problema e il suo nome entrò nella lista di autori le cui opere dovevano essere distrutte. In seguito a una serie di intense trattative, i nazisti acconsentirono alla sua emigrazione. Freud partì così da Vienna alla volta di Londra con lo status di rifugiato politico.

Un anno prima della morte, nel 1938, al suo arrivo a Londra aveva detto alla BBC, in merito alla psicoanalisi

La lotta non è ancora terminata

Guardava al futuro e alla strada ancora da percorrere per la scienza neonata e da lui fondata.

Tratto da Wikipedia