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Progettare l’ambiente per il benessere. La psicologia dell’architettura

psicologia architettura

a cura di Silvia Mariana De Marco

Siamo nel 1958, negli Stati Uniti, quando inizia la prima collaborazione tra Ewing Miller, architetto e Lawrence Wheeler, psicologo. Da questa collaborazione nascerà, l’anno successivo, la prima conferenza di psicologia dell’architettura. La psicologia dell’architettura si sviluppa all’interno del vasto ambito della psicologia ambientale e giunge negli anni anche in Europa. I primi studi approfondiscono il ruolo della ristrutturazione degli ambienti sul comportamento dei pazienti di un ospedale psichiatrico. Poco alla volta, l’attenzione si sposta anche agli spazi lavorativi e residenziali.

La psicologia dell’architettura fornisce le basi scientifiche al rapporto tra le caratteristiche dell’ambiente e le risposte emotive delle persone. Si occupa di progettare condizioni rispondenti alle necessità materiali ed emotive dell’uomo.

Nello sviluppo dell’identità personale i luoghi costituiscono un elemento fondamentale dell’esperienza.

La progettazione e la realizzazione di un ambiente fisico posseggono delle qualità psicologiche strettamente connesse con l’ambito emozionale delle persone. Si rileva, di conseguenza, una funzionalità reciproca tra lo psicologo dell’architettura e il progettista. Questo rapporto in particolare si esplicita con la trasformazione del pensiero razionale dell’architetto in azione progettuale e con l’identificazione da parte dello psicologo degli aspetti che soddisfano i moti affettivi del fruitore.

Il prodotto accettabile dal punto di vista dell’architettura si rileva nel momento in cui è in grado di creare un’armonia tra la funzionalità, l’usabilità e la gradevolezza.

Nella trasformazione dello spazio l’opera architettonica mostra anche la necessità di approfondire le modalità in cui l’uomo affronta le sue esperienze e i suoi desideri vivendo l’ambiente costruito. All’interno della progettazione architettonica si rende quindi necessario tenere in considerazione diverse teorie psicologiche, tra cui quella della prossemica e la teoria dei colori.

La figura dello psicologo dell’architettura deve trovare una sua precisa definizione attraverso la considerazione che ogni tipo di forma, proporzione o spazio, attraverso le proprie funzioni, produce effetti precisi sugli stati mentali. Così, tutte le discipline che si occupano di spazio non possono prescindere dallo studio degli effetti che questo produce proprio sulle emozioni. Vediamone alcuni.

Neuroscienze e architettura

I recenti studi neuroscientifici hanno permesso di dimostrare che un utilizzo adeguato dello spazio permette di arricchire le analisi della ricerca architettonica e valorizzare la specificità delle realizzazioni. Gli USA sono molto avanti nella ricerca neuro-architettonica. Presso l’Accademia delle Neuroscienze per l’Architettura di San Diego, ad esempio, si studiano le reazioni del sistema nervoso all’ambiente.

Questi studi permettono di comprendere in modo approfondito come l’ambiente costruito possa influenzare la salute e il benessere delle persone e anche come le persone riescano ad espletare le proprie funzioni vitali e professionali nei vari ambienti in cui vivono e quali stati d’animo in questi ambienti si producano.

Il precedente approccio progettuale-teorico generava spazi che si determinavano come causa di malessere ambientale per lo scarso coinvolgimento delle persone nelle attività che vi si svolgevano. Si è giunti quindi alla considerazione che proprio il rapporto tra spazi, persone e attività, inteso come sistema complesso di interazioni, contribuisca in modo prevalente a determinare la qualità delle esperienze.

L’ambiente permette, anche a livello intuitivo e non sempre razionalizzabile, sensazioni di benessere oppure di malessere.

Il contributo delle neuroscienze degli affetti ha messo quindi in evidenza che alla percezione della realtà corrisponde un’esperienza riguardante la sfera del piacere e degli affetti.

Attraverso le tecnologie di visualizzazione cerebrale si è anche dimostrato che le emozioni sono frutto di stati somatici, elettrici e chimici. Per la maggior parte di questi studi le emozioni precedono la consapevolezza dei nostri sentimenti, nel senso che permettono pre-cognitivamente di fornire informazioni sulle nostre reazioni. Le emozioni sono radicate in modo profondo fin dal primo istante di ogni esperienza ambientale e di conseguenza architettonica.

Il ruolo dell’insula

Gli studi che fanno capo al neurobiologo A.D. “Budd” Craig hanno evidenziato l’attivazione della corteccia insulare destra in situazioni o ambienti stimolanti e della corteccia insulare sinistra in situazioni tranquille. Gli ambienti quindi possono incoraggiare l’attività parasimpatica (e indurre il rilassamento) oppure quella simpatica (e aumentare il consumo di energia). Sembra quindi importante che nelle attività di progettazione venga selezionata la tipologia di ambiente in base agli effetti che può produrre, riposanti o stimolanti.

Non si può sottovalutare la componente emotiva suscitata dall’ambiente costruito. La psicologia dell’architettura, attraverso un’analisi multidisciplinare approfondita, punta ad avvicinare due figure che potrebbero lavorare in sinergia per promuovere il benessere in diversi contesti: lo psicologo e il progettista.

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Sull’autrice

Silvia Mariana De MarcoSilvia M. De Marco, laureata in Psicologia, si occupa di analisi grafologiche e rieducazione alla scrittura. Ha pubblicato con Aletti un saggio sulla relazione tra la psicologia e l’architettura dai suoi albori ad oggi. È appassionata di musica classica, di arte ma anche di matematica, fisica e neuroscienze, oltre che di psicologia e di psicoanalisi.