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Riabilitazione cognitiva con Realtà Virtuale

La Realtà Virtuale è una tecnologia efficace per la riabilitazione cognitiva di pazienti con esiti di lesione cerebrale o disturbi associati alla neurodegenerazione e alla demenza. In diversi quadri clinici l’importanza della Realtà Virtuale si è rivelata al pari (o più) delle metodologie di riabilitazione classiche.

Nonostante sia in circolazione dagli anni ’50, è ancora poco rappresentata in ambito medico e sanitario ma ha una grande potenzialità terapeutica. Solo di recente la Realtà Virtuale ha ricevuto la giusta attenzione, merito soprattutto dell’Oculus Rift.

Applicazioni della Realtà Virtuale alla riabilitazione cognitiva

La Realtà Virtuale consente di sperimentare il senso di presenza: l’utente si sente dentro l’esperienza e, attraverso specifici comandi, può interagire con la scena in cui si trova. Il senso di presenza dipende dai processi percettivi, emotivi e cognitivi associati all’esperienza virtuale. L’ambiente virtuale immersivo coinvolge tutti i sensi del paziente e dà alla simulazione un aspetto di realtà percepibile come autentica.

La Realtà Virtuale aumenta il coinvolgimento del paziente nell’ambiente fornendo al clinico possibilità riabilitative inesplorate. L’aspetto interattivo e il mindset che ricorda il “videogioco” aumenta la motivazione e facilita il reclutamento delle risorse cognitive.

Le situazioni virtuali sono in grado di determinare risposte corporee simili a quelle sperimentate nel mondo reale variazioni della frequenza cardiaca, della conduttanza cutanea e della temperatura periferica. Ne deriva un elevato grado di validità ecologica che avvicina le situazioni terapeutiche e riabilitative a quelle del mondo reale. Secondo diverse teorie neuropsicologiche l’interazione dei sensi con la Realtà Virtuale può generare input che, raggiungendo la neocorteccia, facilitano la modificazione di determinate associazioni cognitive. 

Una primissima review della letteratura indicava già nel 2005 come la VR, per il suo importante contributo nella riabilitazione dei deficit conseguenti a lesione cerebrale sarebbe diventata parte integrante della terapia.

Morbo di Parkinson e Sclerosi Multipla, Realtà Virtuale per la riabilitazione del movimento

La Michael J. Fox Foundation e l’Università di Tel Aviv hanno finanziato uno studio pilota per osservare l’andatura dei pazienti con malattia di Parkinson, disturbo cronico e progressivo del movimento che può condurre a immobilità e cadute. Dopo 6 settimane di trattamento con Realtà Virtuale i pazienti hanno mostrato

  • maggiore resistenza
  • migliore navigazione in uno spazio con ostacoli
  • maggiore velocità
  • aumentata lunghezza del passo

I pazienti hanno inoltre riportato un miglioramento della qualità del miocardio e un minor numero di cadute persistenti a 4-6 settimane di distanza dal trattamento.

La Sclerosi Multipla, causata dall’infiammazione e dal conseguente danneggiamento dei tessuti isolanti delle cellule nervose nel cervello e nel midollo spinale, è un altro ambito di applicazione promettente. La riabilitazione motoria della Sclerosi Multipla richiede esercizi ripetitivi e la Realtà Virtuale è stata utilizzata sia nella valutazione che nella riabilitazione di questi pazienti. I risultati (buoni) vanno maggiormente approfonditi ma la Realtà Virtuale è stata già riconosciuta utile per incrementare la motivazione e l’engagement del paziente e come una alternativa efficace alla riabilitazione cognitiva e motoria classica.

Alzheimer e demenza

A differenza del morbo di Parkinson e della Sclerosi Multipla, in cui ci si è concentrati sugli aspetti motori, nei casi di Alzheimer la Realtà Virtuale ha avuto l’obiettivo di stimolare l’interazione dei pazienti con l’ambiente circostante. Le ricerche condotte fino ad oggi hanno osservato miglioramenti della comunicazione e dell’umore in pazienti “non verbali”.

Alcuni studi preliminari condotti sul Mild Cognitive Impairment hanno poi osservato che la Realtà Virtuale è efficace nel potenziamento e nell’allenamento di abilitá specifiche per l’utente proiettato, ad esempio, in un supermercato virtuale.

Autismo

La Realtà Virtuale, così come la Realtà Aumentata, può fornire un supporto concreto anche alle persone con autismo. Diversi studi ne hanno dimostrato l’efficacia per la stimolazione delle capacità sociali.

La realtà virtuale rappresenta esperienze di vita reale in modo sicuro e controllabile, consentendo di ripetere più volte l’intervento.  Tale versatilità nella creazione degli ambienti virtuali e l’eliminazione di quei fattori di stress comuni nelle interazioni faccia a faccia suggeriscono che la VR può risultare più efficace nel migliorare la capacità di interazione e le abilità nei rapporti sociali di altre metodologie – MIUR, bando pubblico per la realizzazione di un Progetto e sviluppo di applicazioni innovative di Realtà Virtuale e Aumentata

Sul tema è anche disponibile una recentissima review della letteratura.

La Realtà Virtuale serve anche a raccontare l’autismo in modo unico. The party è la simulazione a 360 gradi che sto provando in questo video. Ti fa vivere le sensazioni provate ogni giorno dalle persone affette da autismo.

Neglect o negligenza spaziale unilaterale

Un report ha rilevato che i pazienti con negligenza spaziale unilaterale (neglect) imparavano ad afferrare gli oggetti in modo efficace dopo un trattamento con Realtà Virtuale.

Conclusioni

La Realtà Virtuale ha già preso piede in alcuni contesti particolarmente innovativi della salute fisica e mentale, anche se la diffusione è ancora lenta. Nel complesso i risultati sono positivi ma vanno approfonditi. Noi in questa tecnologia crediamo, ed è per questo che abbiamo creato Cerebrum, APP di Riabilitazione Cognitiva in Realtà Virtuale per psicologi e operatori sanitari.

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