HomeSocietàScuolaBullismo: come cambia il cervello della vittima

Bullismo: come cambia il cervello della vittima

vittima bullismo

Il bullismo può lasciare cicatrici durature nel cervello

La ricerca sul cervello sta rivelando che il bullismo non è solo una sfortunata circostanza a cui si è esposti durante la crescita. Essere vittime di bullismo può infatti causare cambiamenti a lungo termine nel cervello che possono provocare deficit cognitivi ed emotivi e disturbi comportamentali simili a quelli che si osservano sui minori abusati. Alcuni esempi sono l’ansia, la depressione, la scarsa autostima e l’abuso di droghe.

Il bullismo affligge lo sviluppo nervoso

Il bullismo può alterare i livelli degli ormoni dello stress. Lo stress causato dall’essere vittima di bullismo può infatti interferire con lo sviluppo del cervello.

Studi sugli animali ad esempio hanno mostrato un aumento di corticosterone nelle regioni del cervello che processano gli stimoli associati al rinforzo. Se combinato con altre variabili, questo potrebbe aumentare il rischio di abuso di sostanze.

corticosterone

Corticosterone, ormone steroideo prodotto dalle ghiandole surrenali a livello della corteccia. In molte specie è il principale glucocorticoide coinvolto nelle reazioni metaboliche, nelle reazioni immuni e nella risposta da stress.

Lo stress cronico nell’uomo è infatti un noto fattore di rischio per l’abuso di droga e gli scienziati negli anni hanno cercato di capire se essere vittima di bullismo potesse aumentare tale rischio.

Klaus Miczek e colleghi hanno sperimentato un modello di bullismo sui roditori ponendo un topo anziano aggressivo nella gabbia di un animale più giovane. In questo studio, gli atti di bullismo sono stati commessi dall’animale dominante che spingeva e mordeva il più giovane, per mostrare chi fosse il capo.

Alle analisi i topi vittime di bullismo hanno mostrato una maggiore quantità di corticosterone nelle aree del cervello che elaborano gli stimoli gratificanti, aree che si attivano anche nel consumo di droga.

Grandi quantità di questo ormone possono restare in queste aree cerebrali anche molto tempo dopo che gli episodi si sono conclusi. È infatti stato dimostrato che se ai topi veniva consentito l’accesso a sostanze come la cocaina e alcol, quelli che avevano subito il bullismo assumevano quantità maggiori rispetto agli altri. Ciò avveniva anche parecchio tempo dopo, quando i topi erano ormai adulti.

Può bastare un piccolo stress sociale per causare un effetto cronico. Nei topi, bastavano quattro episodi da cinque minuti ciascuno.

Stress e sistema immunitario

Lo stress sociale, come quello vissuto dalle vittime di bullismo, altera il funzionamento del sistema immunitario che influenza a cascata la funzionalità cerebrale. Questo si verifica sia nei topi che nell’uomo.

In uno studio longitudinale sugli adolescenti, si è scoperto che i bambini vittime di bullismo avevano livelli anomali di cortisolo rispetto ai coetanei.

Se sottoposti a stress, i nostri corpi producono più globuli bianchi. Questi a loro volta producono sostanze che normalmente ci aiutano a combattere le infezioni. Nel caso dello stress cronico il corpo produrrebbe troppi globuli bianchi, con conseguente produzione sostenuta di queste sostanze proinfiammatorie.

In presenza di stress sociale cronico la risposta immunitaria non si inibisce correttamente. Ciò può provocare la morte delle cellule nervose.

Aumentati livelli di cortisolo possono quindi non solo indebolire il sistema immunitario ma anche causare la morte delle cellule nervose, in particolare di quelle della memoria. Vaillancourt infatti in uno studio ha rilevato che gli adolescenti vittime di bullismo avevano punteggi inferiori ai test di memoria.

Da vittima a carnefice

Ansia, stress, depressione ma non solo. La ricerca condotta sugli animali fa pensare che un altro effetto negativo consisterebbe nel diventare bulli a propria volta.

I ricercatori dell’Università del Texas hanno analizzato lo stress sociale nei criceti. Hanno scoperto che i giovani che erano stati vittime di bullismo da adulti diventavano più aggressivi pur rimanendo timorosi e affiliandosi ad altri criceti.

In sostanza, una vittima di bullismo diventa un carnefice.

Yvon Delville ha scoperto anche che i criceti socialmente stressati mostravano cambiamenti nei livelli di vasopressina e serotonina. Nelle persone, alti livelli di vasopressina sono associati a una maggiore aggressività. La serotonina, invece, è nota per la sua funzione inibitoria dell’aggressività. I ricercatori attualmente stanno cercando di determinare come questi cambiamenti nei livelli dei neurotrasmettitori possano condurre a una maggiore aggressività.

L’ipotesi è che l’essere aggressivi sia secondario ai cambiamenti di aree del cervello che regolano il comportamento.

L’adolescenza quindi potrebbe essere un periodo sensibile per lo sviluppo di comportamenti aggressivi in ​​età adulta. Sembrerebbe che lo stress sociale cronico renda più probabile il passaggio da vittima a bullo.

Non solo botte

Quando proviamo dolore, nel cervello si attivano delle aree specifiche. Secondo recenti studi, questo vale sia per il dolore fisico che per quello sociale o emotivo.

Qualcuno sostiene ancora che il bullismo costituisca un rito di passaggio o che formi il carattere. Niente di più sbagliato. Il bullismo è un evento dannosissimo nella vita di un bambino. Ed è un problema di salute pubblica perché aumenta il rischio di sviluppare dei disturbi.

Secondo la ricerca, il bullismo si configura come grave forma di trauma infantile che può causare danni biologici, chimici e strutturali a lungo termine.


Articolo tratto da Bullying and the Brain, Society for Neuroscience.