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Obesità e inattività fisica: spiegato il legame

gatto rosso zampa in faccia

Iniziare un programma regolare in palestra è spesso uno dei buoni propositi del nuovo anno per buttare via i chili in eccesso accumulati nei giorni di festa, ma non tutti riescono ad attenersi alla routine di allenamento prefissata. Perché?

Colpa della dopamina!

Questo è quello che ci racconta un gruppo di scienziati che ha condotto uno studio su topi obesi. Stando a quanto dicono i risultati della loro ricerca, infatti, sembra che l’aumento di peso incrementi l’inattività: “più ingrasso e meno mi muovo”, ma non perché non posso farlo… Cerchiamo di capirne di più.

Sembra che l’alimentazione ricca di grassi, oltre a modificare il corpo, modifichi anche la chimica del cervello, ma come? Riducendo l’attività nei recettori D2 della dopamina nello striato – che svolge un importante ruolo nel controllo motorio, in particolare sulla motivazione e sulla selezione del movimento.

I topi obesi possono muoversi bene, solo che non lo fanno. Sappiamo che l’attività fisica è legata ad un buono stato di salute, ma non si sa molto sul perché le persone o gli animali con obesità siano meno attivi. Una credenza comune vuole che gli animali obesi non si muovano perché muoversi con chili in eccesso è più faticoso, ma i nostri risultati suggeriscono che questa è solo una parte della storia. – Alexxai Kravitz coordinatore dello studio e ricercatore presso il National Institute of Diabetes a.nd Digestive and Kidney Diseases (NIDDK) in USA.

Quel comportamento simile tra topi diversi

Alexxai Kravitz ha studiato a lungo il morbo di Parkinson, condizione nella quale si assiste ad una degenerazione dei circuiti dopaminergici e di conseguenza ad una riduzione di dopamina nel cervello.

molecola dopamina

La dopamina è un neurotrasmettitore coinvolto in tantissime funzioni come apprendimento, movimento, memoria, attenzione, motivazione.

Si è avvicinato allo studio dell’obesità solo negli ultimi anni, ed è stato colpito dalla presenza di alcune analogie comportamentali tra i topi obesi e i topi parkinsoniani. Sulla base di queste osservazioni, ha avuto un’intuizione…

E se i topi obesi fossero inattivi a causa di una disfunzione dopaminergica?

Partendo da qui, Kravitz e colleghi nel loro studio si sono chiesti: dal momento che la dopamina gioca un ruolo cruciale per il movimento, e l’obesità è associata ad una quasi assenza di movimento – l’alterazione dopaminergica può spiegare da sola l’inattività?

L’effetto della dieta sui topi

In questo studio i ricercatori hanno alimentato un gruppo di topi con una dieta standard ed un altro con una dieta ricca di grassi per 18 settimane. A partire dalla seconda settimana, i topi appartenenti al secondo gruppo, quello della dieta malsana, hanno subito un aumento ponderale. Dalla quarta settimana, questi topi si muovevano di meno e più lentamente rispetto all’inizio.

L’interruttore del movimento

Sembra che la causa dell’inattività nei topi obesi possa essere ricondotta a un deficit [artificiale] dei recettori D2 della dopamina. Sorprendentemente, i topi che avevano seguito un’alimentazione ricca di grassi avevano ridotto i loro movimenti prima di diventare obesi, evidenza che suggerirebbe che il peso in eccesso non era l’unico responsabile di questa riduzione.

Quando i ricercatori hanno infatti ripristinato l’attività del recettore D2 della dopamina, i topi hanno iniziato a muoversi di più, anche se avevano ancora i loro chili di troppo.

I ricercatori inoltre hanno esaminato il legame tra inattività e aumento di peso, per determinare se vi sia una relazione causale – ovvero che la riduzione dell’attività fisica causa un aumento di peso. Studiando dei topi magri geneticamente modificati con lo stesso difetto al recettore D2, l’equipe avrebbe scoperto che questi non mettevano su peso più facilmente con una dieta ricca di grassi, nonostante l’assenza di inattività. Ciò suggerisce che l’aumento di peso sia stato aggravato una volta che i topi hanno iniziato a muoversi di meno.

In conclusione, sembra che un’alimentazione ricca di grassi possa determinare un’alterazione del recettore D2 della dopamina e una conseguente inattività.

Cos’altro suggerisce questo studio?

Spesso nell’immaginario collettivo la forza di volontà è vista come la forza motrice che serve per modificare il proprio comportamento e raggiungere i propri obiettivi, ma come tante cose appartenenti all’immaginario collettivo, non è sempre così: è necessario capire le cause fisiologiche alla base di un dato comportamento, in certi casi quindi è difficile dire che la forza di volontà da sola possa modificarlo.

Questi risultati hanno in parte chiarito le cause dell’inattività delle persone obese ed evidenziato che la mancanza di attività sarebbe una conseguenza – e non una causa – dell’obesità. Questo potrebbe ridurre i pregiudizi e lo stigma spesso riservati alle persone sovrappeso.

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La passione e l’attenzione verso tematiche relative al cervello, al comportamento e alle emozioni hanno sempre guidato le scelte formative e professionali di Elisabetta Grippa. "Ogni esperto dovrebbe creare un dialogo continuo e constante non solo tra colleghi, ma anche con il pubblico generale, al fine di diffondere conoscenze utili per tutti". L’esperto, secondo Elisabetta, dovrebbe svolgere una sorta di mediazione culturale fra il mondo scientifico e quello della gente comune. Tra i suoi interessi vi sono la lettura e i viaggi.