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Cognitive Remediation, ovvero il trattamento cognitivo nei pazienti psichiatrici

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La Cognitive Remediation (CR) consente di riabilitare funzioni cognitive come l’attenzione, la memoria e le funzioni esecutive nei pazienti psichiatrici. Obiettivo principale è quello di migliorare il funzionamento globale e la qualità della vita del paziente, guidato da un terapista nella risposta adeguata alle richieste dell’ambiente.

Il trattamento delle funzioni cognitive è comunemente associato ai disturbi neuropsicologici conseguenti a demenze, ictus o traumi cranici. Ma i disturbi cognitivi sono presenti anche in molte patologie psichiatriche come le psicosi. Come cambia allora l’intervento? Ne ho parlato con Valerio de Lorenzo, tecnico della riabilitazione psichiatrica esperto in neuroscienze e riabilitazione congnitiva. Docente presso due università, è amministratore della PRoMIND – Servizi per la Salute Mentale.

Cognitive Remediation. Di cosa parliamo?

Il Cognitive Remediation Experts Workshop dell’aprile 2011 ha definito le tecniche di rimedio cognitivo come interventi basati su un training comportamentale che punta a migliorare i processi cognitivi.

Le neuroscienze hanno negli ultimi anni focalizzato l’attenzione sull’importanza della cognizione nell’outcome clinico dei pazienti affetti da patologie psichiatriche. Sempre più ricerche hanno infatti dimostrato e confermato come le funzioni cognitive si correlino in maniera diretta ed indiretta al funzionamento psicosociale della persona.

Nell’ambito degli interventi psichiatrici, il trattamento elitario sono quindi quelli di Riabilitazione Psichiatrica di Cognitive Remediation.

L’obiettivo della Cognitive Remediation è quello di migliorare il funzionamento globale e la qualità della vita del paziente psichiatrico, mantenendo e generalizzando i risultati nel tempo e nei diversi contesti di vita.

Su cosa si concentrano gli interventi di Cognitive Remediation?

La maggior parte delle tecniche di Cognitive Remediation prende in considerazione le funzioni che si correlano maggiormente alla disabilità del paziente, come attenzione, funzioni esecutive e memoria. Queste si sono dimostrate indicatori di outcome funzionale e quindi target principali delle terapie di Cognitive Remediation.

Il training sulle funzioni cognitive diventa strumento esperienziale per raggiungere la consapevolezza, l’automonitoraggio, l’empowerment, l’autostima, gli aspetti relazionali e di autodeterminazione.

Quando sono nate queste forme di riabilitazione e quali disturbi psichiatrici si ripromettono di trattare?

L’ambito psichiatrico ha adottato gli strumenti di valutazione e trattamento delle funzioni cognitive negli ultimi 30 anni, con una strutturazione Evidence Based Medicine and Practice, soprattutto nei disturbi dello spettro psicotico.

Da alcuni anni la Cognitive Remediation (CR) ha trovato largo impiego nelle patologie psichiatriche quali depressione, disturbo bipolare, anoressia nervosa e, soprattutto, la schizofrenia. Nei disturbi dell’umore quali Depressione e Disturbo Bipolare gli interventi di CR hanno migliorato il dominio cognitivo e quello sociale-occupazionale. Nell’Anoressia Nervosa la CR migliora la flessibilità mentale e le funzioni esecutive. Nei Disturbi d’ansia migliorano la working memory e in generale il quadro sintomatologico. Nel Disturbo Borderline di Personalità oltre alla working memory migliora la compliance del paziente alla terapia.

Cambiando ambito, l’efficacia è dimostrata anche nei disturbi neuropsicologici quali MCI, demenza, disturbi comportamentali. In questi casi il lavoro non è solo centrato sul recupero e sulla compensazione della funzione cognitiva specifica, ma soprattutto sugli aspetti di generalizzazione funzionale, comportamentale e metacognitiva di consapevolezza e automonitoraggio.

Quali sono gli aspetti della Cognitive Remediation che la rendono una terapia efficace?

Per individuare i moderatori di efficacia dei diversi metodi di rimedio cognitivo è opportuno considerare tali interventi come attività nelle quali i partecipanti vengono ri-abilitati a prestare attenzione, risolvere problemi complessi, elaborare rapidamente le informazioni e a ricordare o apprendere meglio. Questo apprendimento non è correlato solamente alle abilità cognitive come si riteneva in passato, ma dipende dall’interazione di più fattori. Tra questi, la metodologia dell’operatore psichiatrico, le caratteristiche individuali del paziente, lo strumento e il setting di rimedio cognitivo utilizzato, la motivazione intrinseca e la natura del contesto interpersonale.

Migliorare le prestazioni nei test cognitivi di per sé non è di beneficio: l’obiettivo della Cognitive Remediation è di migliorare i risultati nel mondo reale, come il lavoro, la socializzazione e l’indipendenza. Studi importanti hanno combinato Cognitive Remediation e riabilitazione psico-sociale e/o professionale. Ad esempio è stato scoperto che una combinazione tra rimedi cognitivi computerizzati e riabilitazione professionale è più efficacie per la riuscita di un inserimento sociale e professionale, rispetto ai singoli trattamenti non combinati. Questi risultati indicano che, al fine di massimizzare i benefici delle Cognitive Remediation, i partecipanti devono essere coinvolti in programmi riabilitazione occupazionale e sociale mirati.

Nella CR la funzione cognitiva è interpretata come spazio potenziale di conoscenza di se stessi e ampiamento dell’automonitoraggio, della consapevolezza e delle strategie utili per la vita quotidiana. Non si tratta di svolgere “sterili” esercizi ripetuti ma di vivere una esperienza costruttiva orientata al miglioramento globale.

Qual è il futuro della Cognitive Remediation?

In psichiatria si parla già di CR in Realtà Virtuale. La tecnologia consentirà infatti di svolgere esercizi cognitivi ecologici, con lo scopo di realizzare dei programmi integrati graduali e sempre più efficaci.

 

Sull’autore

 

Valerio de Lorenzo, tecnico della riabilitazione psichiatrica esperto in neuroscienze e riabilitazione congnitiva. Docente presso l’Università di Roma Tor Vergata e l’Università Cattolica di Roma e Moncrivello, è Amministratore della PRoMIND – Servizi per la Salute Mentale, Consigliere Nazionale AITeRP, Associazione Maggiormente Rappresentativa per Decreto Ministeriale e formatore in corsi ECM.

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