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Psicologia del Traffico: cos’è e di cosa si occupa?

psicologia del traffico - copertina

Articolo a cura di Rosa Piscitelli

Lo psicologo del traffico non lo troverete ai semafori a dispensare consigli. Neanche al centro di un bivio insieme al vigile stressato, pronto a sostenerlo mentre dirige la circolazione urbana. Né a trasformare i sedili delle vostre auto in comodi lettini, invitandovi a sdraiarvi e a raccontare la vostra vita.

Se c’è confusione sul ruolo dello psicologo, figuriamoci su quello dello psicologo del traffico. Facciamo allora un po’ di chiarezza.

Chi ha ideato l’omino rosso e verde dei semafori pedonali?

Karl Peglau, nato nel 1927 a Bad Moskau sul confine polacco, era uno psicologo del traffico, morto nel Novembre 2010. Studiava, presso l’Istituto di Medicina del Traffico di Berlino, come rendere più sicure le strade analizzando la psicologia del guidatore e del pedone per ridurre la possibilità degli incidenti.

Secondo Peglau, i colori del semaforo – rosso, giallo e verde –  presentavano dei punti deboli. Non notificavano niente di utile ai daltonici ed erano poco riconoscibili a certe condizioni di luce. Quindi, associò una forma geometrica che suggeriva in maniera inequivocabile di fermarsi o procedere. I due omini, AMPELMANN, uno rosso a piedi uniti e a braccia aperte che impone di fermarsi e uno verde atletico che si precipita in strada per attraversarla, davano direttive più chiare.

Furono simpatici da subito anche ai bambini che seguivano corsi sull’educazione stradale fortemente voluti dalla Repubblica Democratica Tedesca (Germania Est). Eh si, il muro di Berlino nel 1961 si erigeva imponente. Con la caduta del muro ci fu la temporanea scomparsa delle lampade stradali con i buffi omini. Ci volle una vera e propria sollevazione popolare per salvare l’Ampelmännchen dalle discariche e dall’oblio.

Di cosa si occupa lo psicologo del traffico?

Lo psicologo del traffico si occupa del comportamento alla guida e di tutti i processi psicologici coinvolti. – Rotherngatter, 1997

Si fa riferimento ad una configurazione complessa dove confluiscono diversi fattori che riguardano l’uomo, l’ambiente e il veicolo.

Il sapere psicologico si focalizza sicuramente sul fattore umano ma lo psicologo non può esimersi dal collaborare con altre figure che si occupano, per esempio, della legiferazione oppure della costruzione delle strade, della segnaletica, della progettazione dei veicoli. La loro collaborazione è orientata ad aumentare i livelli di sicurezza stradale.

Cervello e Approccio Multidisciplinare

Per guidare in sicurezza basta l’ABS? Che gli airbag funzionino? Che le strade non abbiano buche? Sicuramente…

Ma Dorfer, psicologo del traffico italiano, precisa che a determinare la sicurezza della guida interviene un oggetto, che pesa circa un chilo e mezzo ed è collocato tra le due orecchie e non si tratta di un optional. Il cervello! Determina la condotta di guida, la scelta del veicolo, il suo uso, la scelta della RCA e, in definitiva, anche la propensione agli incidenti.

“In Italia comincia a farsi strada, nel vero senso della parola, la convinzione che al tema della sicurezza, un corretto approccio non può che essere multidisciplinare (conoscenza dei processi percettivi, attentivi, emotivi, mnestici, di psicologia sociale e del lavoro, di psicologia dello sviluppo e dell’educazione, di psicologia clinica, ergonomia). Inoltre, è necessario adottare solo misure di cui è documentata l’efficacia, basate su solide evidenze scientifiche. Non siamo ancora ai livelli dei paesi più avanzati come la Danimarca, la Germania o la Francia, ma ci stiamo avvicinando” – Max Dorfer

Cosa fa lo Psicologo del Traffico

La European Federation of Psychologist’s Associations (EFPA) nel 1994, ha istituito una Task Force Traffic Psychology formata da esperti di diversi paesi per stilare un elenco degli ambiti di intervento:

  1. Attività diagnostica in tutti gli ambiti del trasporto (valutazioni di idoneità trasporto su ruote, aereo e ferroviario)
  2. Driver improvement, riabilitazione dei conducenti (interventi educativi, riabilitativi e terapeutici per conducenti che hanno perso la patente, in particolare recidivi, es. guida in stato di ebbrezza e corsi recupero punti patente)
  3. Educazione stradale di tutti i gruppi partecipanti al traffico: bambini, adolescenti, giovani adulti, anziani
  4. Ergonomia
  5. Campagne pubblicitarie e marketing nell’ambito del traffico
  6. Progettazione e valutazione di veicoli e infrastrutture
  7. Consulenza per politici e tecnici del traffico sulla viabilità e nello sviluppo di leggi e misure di enforcement (sanzioni e controlli)
  8. Programmi «train the trainer»
  9. Consulenza a esperti del traffico di altre discipline (medici, ingegneri…)
  10. Istruzione universitaria
  11. Formazione di esperti del traffico di altre discipline
  12. Perizie e consulenze in ambito giudiziale (es. ricostruzione incidenti stradali, analisi delle testimonianze)
  13. Sviluppo di interventi (sicurezza stradale, mobilità sostenibile)
  14. Valutazione dell’efficacia dei predetti interventi
  15. Interventi inerenti lo stress da traffico (prevenzione e gestione)
  16. Potenziamento abilità di guida (in particolare riconoscimento delle situazioni di rischio e apprendimento della risposta adeguata: es. interventi su neo-patentati, corsi di guida sicura e difensiva, formazione conducenti professionisti)
  17. Gestione dell’emergenza (assistenza e supporto soccorritori e vittime)
  18. Ricerca sulle cause degli incidenti riconducibili al fattore umano

Decreto Ministeriale 17/2011

L’Italia da poco tempo con un decreto riconosce il ruolo dello Psicologo del Traffico e l’importanza di una formazione anche psicologica per istruttori e insegnanti di autoscuole. Dal 2013, oltre ai cambiamenti per la patente c’è stata aria di rinnovamento nelle scuole guida. Infatti, sia al Nord che al Sud, alcune scuole guida hanno inserito corsi per l’autocontrollo volti a diminuire l’ostilità e l’ansia alla guida.

Dwight Hennessy, psicologo del traffico americano, dice:

“Non siamo poi così diversi. Non importa il paese o la cultura di appartenenza. Le strade potrebbero essere diverse, le macchine potrebbero essere differenti. Le leggi potrebbero essere univoche ma alla guida tutti noi operiamo in virtù degli stessi processi psicologici.”

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