HomeBenessereTerapiaTrauma cranico: quando i farmaci non fanno bene

Trauma cranico: quando i farmaci non fanno bene

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Uno studio riporta che un farmaco somministrato a topi neonati in seguito a trauma cranico peggiora i deficit cognitivi

Il trauma cranico è una delle principali cause di invalidità e di morte nei neonati e nei bambini negli Stati Uniti. Secondo i Centers for Disease Control and Prevention vi sono più di mezzo milione di casi ogni anno. I bambini che subiscono un trauma cranico al di sotto dei quattro anni possono avere compromissioni cognitive per tutta la vita.

Non esistono farmaci in grado di ripristinare il funzionamento nervoso come se la lesione non fosse mai avvenuta. In alcuni casi, però, dopo il trauma cranico vengono somministrati antibiotici con lo scopo di ridurre l’infiammazione del cervello.

Alcuni ricercatori hanno scoperto che, se il cervello non ha ancora completato il suo sviluppo, l’impiego degli antibiotici potrebbe essere dannoso.

Cervello adulto, cervello bambino

Negli adulti questi farmaci migliorano la condizione post-traumatica ma nei bambini questo trattamento influenzerebbe negativamente il recupero.

Gli antibiotici (la minociclina, nello specifico) somministrati a ratti neonati che avevano subito una lesione cerebrale, infatti, hanno peggiorato i deficit cognitivi.

Il cervello in via di sviluppo e quello maturo sono molto diversi. Il nostro studio suggerisce che gli interventi che riducono i fenomeni infiammatori potrebbero non essere praticabili in età pediatrica.

Minociclina e microglia

microglia

Microglia, in verde. Credit: Gerry Shaw

La minociclina è farmaco che agisce riducendo l’attivazione della microglia.

Le cellule della microglia costituiscono il 20% della popolazione totale di glia. Si muovono e vanno in giro ad analizzare il SNC in cerca di agenti infettivi, placche o neuroni danneggiati. Si occupano della principale difesa immunitaria del sistema nervoso centrale (SNC).

L’inibizione provocata dalla minociclina sembra essere efficace per prevenire i danni cerebrali a lungo termine.

In effetti gli studi ad oggi hanno dimostrato che una maggiore attività della microglia è associata a una maggiore degenerazione neuronale.

Nel modello animale pediatrico abbiamo visto una risposta della microglia che assomigliava a quella osservata nel cervello adulto e abbiamo rilevato morte cellulare e infiammazione. Dunque abbiamo pensato che bloccando l’attività della microglia, avremmo avuto un miglioramento della funzionalità cerebrale.

Ma quando Raghupathi e il suo gruppo hanno trattato i ratti appena nati con minociclina – una dose al giorno per tre giorni – hanno visto che l’attività cerebrale non migliorava. Aumentando l’esposizione al farmaco a nove giorni, i modelli animali hanno mostrato significativi aggravamenti cognitivi e problemi comportamentali.

L’interpretazione

Secondo Raghupathi, il problema starebbe nel fatto che l’antibiotico interferisce con lo sviluppo cerebrale precoce. La microglia, infatti, a tal proposito svolge un ruolo molto importante: elimina detriti e fa spazio a nuove connessioni. Presa di mira, però, non riesce a fare il suo lavoro: gli antibiotici impedirebbero al cervello di maturare.

La microglia è come un rastrello da giardino che elimina i detriti per fare crescere bene l’erba. Eliminando le cellule morte, si apre infatti la strada per lo sviluppo ed il cablaggio del cervello.

Nel prossimo futuro i ricercatori analizzeranno altre finestre temporali per dare al cervello immaturo più tempo per svilupparsi.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Experimental Neurology.