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HIV. Effetti dei farmaci sul cervello e sulle sue funzioni

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Quali sono gli effetti degli antiretrovirali sul cervello? Uno studio longitudinale dimostra che le terapie combinate contro l’HIV contribuiscono a rallentare il declino cognitivo nel tempo.

Il trattamento farmacologico dell’HIV

Ad oggi non esistono farmaci in grado di distruggere l’HIV, ma esistono oltre 20 farmaci in grado di contrastarne la replicazione. Questi sono suddivisi in classi a seconda dei meccanismi d’azione. Affinché la terapia anti HIV sia efficace, le classi di farmaci sono combinate tra loro: si parla di terapia antiretrovirale di combinazione (cART).

I disturbi neuro-cognitivi associati all’HIV (impoverimento delle capacità cognitive, disfunzione motoria, anomalie del comportamento) continuano ad essere un problema serio nonostante l’introduzione della cART. La causa di questi disturbi rimane ancora sconosciuta.

Effetti degli antiretrovirali sul cervello

Una ricerca del Montreal Neurological Institute e della Washington University ha posto l’attenzione sulla possibile presenza di cambiamenti cerebrali, in due anni, tra pazienti trattati con la cART ed aviremici (liberi da virus nel circolo sanguigno).

Lo studio longitudinale ha raccolto dati da

  • 92 soggetti appartenenti a studi già avviati dall’unità di sperimentazione clinica dell’AIDS
  • tecniche di neuroimaging ed assessment neuropsicologici su due gruppi creati appositamente per la ricerca

Un primo gruppo di 55 soggetti negativi all’HIV appartenenti alla comunità di St. Louis e un secondo di 48 soggetti positivi all’HIV trattati con cART ed aviremici. I gruppi, demograficamente simili, erano composti da uomini e donne di età media tra 47 e 51 anni.

La terapia antiretrovirale di combinazione riduce i danni cerebrali

I risultati hanno dimostrato che i soggetti sieropositivi ottenevano punteggi minori nei test neuropsicologici rispetto al gruppo di controllo. Inoltre lo spessore corticale degli stessi soggetti risultava minore. I cambiamenti rispetto al volume cerebrale, tuttavia, erano simili tra i due gruppi, almeno nel periodo considerato dalla ricerca. Questi risultati concordano con l’ipotesi che, in seguito alla siero-conversione (passaggio alla sieropositività) si verificano cambiamenti strutturali e cognitivi nel cervello e sostengono che mantenere l’aviremia con la cART può prevenire o minimizzare i danni cerebrali progressivi.

In conclusione, è evidente come anche le più recenti terapie antiretrovirali non abbiano la possibilità di bloccare del tutto lo sviluppo di deficit cognitivi nei soggetti sieropositivi, ma è possibile ipotizzare che queste terapie contribuiscano a rallentare il declino cognitivo nel tempo e che dunque restino tuttora efficaci e necessarie.

Articolo di Claudio Basile

Sull’autore

Claudio BasileStudente di psicologia, è interessato alla neuropsicologia e alle applicazioni neurali dei concetti psicologici. Con una forte passione per la scrittura e la traduzione, ha una inclinazione naturale verso la ricerca di articoli sempre nuovi, dalle riviste più aggiornate, da approfondire e studiare.

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