HomeCulturaCinema e TVMy beautiful broken brain: il documentario racconta l’ictus di Charlotte su Netflix

My beautiful broken brain: il documentario racconta l’ictus di Charlotte su Netflix

copertina my beautiful broken brain

In My Beautiful Broken Brain la trentaquattrenne Lotje Sodderland affronta un viaggio complesso fatto di fragilità e sorpresa in seguito all’ictus emorragico che le ha cambiato la vita. In seguito alla lesione cerebrale, Lotje si trova catapultata in una realtà e in una esistenza tutta nuova e per certi versi distorta. Un dettaglio molto ben rappresentato sulla pellicola: il mondo, a volte, le sembra alieno.  Un documentario sulla speranza, la trasformazione e il potere senza limiti della mente umana

Caro Mr. Lynch,
mi chiamo Lotje Sodderland e vivo a Londra. Due mesi fa ho avuto un’emorragia intracerebrale e ho perso la capacità di leggere e scrivere. Ecco perché le invio un videomessaggio. È come trovarsi in una nuova dimensione. È un luogo meraviglioso, doloroso, a volte da incubo, nella mia testa. Ma è anche dove posso perdermi completamente, in questo luogo nuovo, così bello e straordinario, che ho scoperto dove una volta c’era il mio cervello. Mi piacerebbe condividerlo con lei, perché credo che le piacerebbe.

Ictus, le conseguenze evidenti nel documentario

  • “Non pensavo avrei mai avuto problemi con la parola IL (the). Non vedo cosa c’è scritto, so cosa dice ma è un gergo completamente astruso.”

Afasia. Nella mente di Lotje le parole perdono significato e diventano difficili da richiamare a mente e pronunciare: questo disturbo si chiama afasia e può coinvolgere il linguaggio in tutte le sue forme: espressivo, ricettivo, orale e scritto. Quando vi sono importanti difficoltà di linguaggio la comunicazione può essere estremamente difficoltosa. Per sua natura, l’afasia è un disturbo molto vario: i deficit, anche sottili, possono non essere notati; in questo caso vengono evidenziati attraverso specifici test neuropsicologici. A un occhio clinico, ma lo potete vedere anche voi, sono chiari un rallentamento dell’eloquio, ovvero del parlare, e la difficoltà a reperire le parole (in gergo tecnico, anomia).

  • “É successo qualcosa alla mia vista che nessuno ancora mi ha completamente spiegato. Se mi sposto sul lato destro c’è come tutta un’altra dimensione.”

Emianopsia. Lotje si riferisce all’emianopsia, disturbo che sembra dell’occhio ma che è in realtà del cervello.

Parigi vista con emianopsia omonima sinistra

Come vedreste Parigi se soffriste emianopsia omonima sinistra. da Wikipedia

L’emianopsia è infatti causata da una lesione o da una compressione delle vie ottiche – a qualsiasi livello – che compromette la trasmissione dei segnali bioelettrici dalla retina alla corteccia cerebrale visiva.

  • “Ogni cosa diventa un’esperienza momentanea, il tempo ha un nuovo significato, è tutto dilatato e transitorio.”

Rallentamento del processamento delle informazioni. Disturbo dell’attenzione molto frequente dopo una lesione cerebrale, influenza il modo in cui elaboriamo le informazioni e quindi rispondiamo.

  • Il pianto alla somministrazione dei test neuropsicologici.

È forse una delle scene più toccanti di tutto il documentario e quella cui forse i neuropsicologi sono maggiormente esposti nel loro lavoro. Lotje si sottopone a un assessment cognitivo, ovvero le vengono somministrati alcuni test clinici standardizzati per comprendere il grado e l’entità dei disturbi neuropsicologici. La reazione emotiva di sconforto e sorpresa è evidente: quando Lotje si rende conto delle sue difficoltà, piange. Se da un lato questa è una risposta perfettamente normale e reattiva (una reazione, appunto, alla scoperta delle propria difficoltà) dall’altro, quando particolarmente presente, può indicare una condizione di labilità emotiva (disturbo emotivo e comportamentale che interessa la sfera dell’affettività che ha origine perlopiù da un danno ai lobi frontali).

La famiglia e le difficoltà invisibili dopo l’ictus

Per quello che possiamo vedere noi non è cambiato nulla, eppure per lei è cambiato tutto.

La lesione cerebrale, per certi versi, è invisibile. Quando non compromette il movimento, ad esempio, come nel caso di Lotje. Per la famiglia e gli amici è davvero difficile entrare nel mondo di chi apparentemente non è cambiato, eppure lo è. Sostanzialmente. Nel modo di funzionare, ragionare, elaborare, agire. Essere.

Riabilitazione post-ictus, l’importanza della resilienza

Lotje Sodderland

Lotje Sodderland, la trentaquattrenne protagonista del documentario. Scena del film

Lotje affronta una situazione nota a chi come me lavora nel settore della riabilitazione della lesione cerebrale: deve imparare di nuovo come fare persino le cose più semplici. E lo fa con una forza straordinaria. Lotje non si arrende. Cerca tutte le possibili soluzioni per massimizzare il recupero.

Sperando di avervi incuriosito e di non aver fatto troppi spoiler, vi segnalo il trailer e vi invito a fare un viaggio nella testa di Lotje, quel viaggio che fanno gli psicologi che si occupano di neuropsicologia e che consente di entrare dentro un bellissimo cervello. Bellissimo, anche se rotto.

Ecco il trailer.

Curiosità: il documentario è stato finanziato su Kickstarter e realizzato da David Lynch, colpito dalla vicenda e dal videomessaggio della protagonista (citazione di apertura di questo articolo).