HomeBenessereSportPallavolo: anche qui questione di testa

Pallavolo: anche qui questione di testa

giocatrici di pallavolo

Articolo a cura di Giuseppe Giglia

 

Non di solo calcio vive l’uomo.. e dopo la recente pubblicazione in cui si indagava sul ruolo della memoria di lavoro come uno dei determinanti del successo in questo sport, ho ritenuto opportuno rispolverare i risultati di una ricerca condotta dal mio gruppo nel 2011 (Dipartimento BioNec dell’Università di Palermo)

Questa volta gli atleti oggetto di studio erano i giocatori di pallavolo. O meglio, i giocatori di pallavolo in quanto rappresentati di un particolare tipo di sport, il cosiddetto “open skill”, in cui l’ambiente è mutevole ed il gesto atletico deve essere adattato, momento per momento, alle condizioni del campo. Appartengono a questa categoria tutti quegli sport in cui c’è una palla da inseguire e/o un opponente (pallavolo ma anche tennis, calcio, etc). Dall’altro lato ci sono gli sport di tipo “closed skill”, in cui l’ambiente rimane fisso ed il gesto atletico è pre-programmato, non essendo necessari significativi aggiustamenti a meno di imprevisti (ad esempio la ginnastica artistica o il canottaggio).

Cervelli atletici

Sport così differenti dal punto di vista cognitivo hanno solleticato la nostra curiosità da psicofisiologi, si pensi ad esempio al ruolo che l’immaginazione motoria riveste in una ginnasta ed alla capacità di improvvisazione di un calciatore. Ci siamo così chiesti se l’abilità di focalizzare le risorse attentive in maniera equilibrata tra lo spazio di destra e lo spazio di sinistra potesse costituire un determinante del successo negli sport open skill. È infatti facile immaginare che un giocatore di pallavolo che ignori sistematicamente le palle provenienti da destra non possa essere di grande aiuto alla propria squadra! Per rispondere al quesito abbiamo sottoposto ad un test di lateralizzazione dell’attenzione visuospaziale due squadre di pallavolo (una di serie A ed una di serie C), un gruppo di canottieri di livello nazionale ed un gruppo di sedentari.

Come previsto i giocatori di pallavolo erano sempre migliori nell’esecuzione del test di tutti gli altri gruppi, quelli di serie A erano inoltre migliori dei loro colleghi di serie C. Non esistevano significative differenze tra i canottieri, nonostante il tempo di allenamento fosse sovrapponibile a quelle dei giocatori di pallavolo di serie A, ed i sedentari.

Take away message

Ancora una volta: Mens Sana in Corpore Sano. Se volete migliorare le vostre performances cognitive, o almeno alcune di esse, non dovete necessariamente consumarvi gli occhi sui libri, potrete farlo anche praticando sport, purché del tipo giusto.

PS: no.. il salto del pasto ed il sollevamento penna non valgono..

Leggi lo studio originale

L’attenzione visuospaziale è l’abilità che consente di allocare le risorse attentive in uno specifico punto dello spazio. Studi ormai classici dimostrano che nelle persone sane esiste una distribuzione asimmetrica di tale abilità con una preferenza per lo spazio di sinistra (fenomeno dello pseudoneglect). I giocatori di pallavolo sono più precisi, riducendo il numero di errori soprattuto verso sinistra.

 


Sull’autore

Giuseppe GigliaMedico Chirurgo, Specialista in Neurologia, Dottore di Ricerca in Fisiopatologia Neurosensoriale, Professore a contratto di Neurofisiologia presso la Scuola di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Palermo. Honorary Researcher presso il Department of Cognitive Neuroscience della Maastricht University. E’ autore di 30 pubblicazioni scientifiche su riviste peer-reviewed, ha tenuto oltre 80 comunicazioni orali e poster a congressi Nazionali ed Internazionali, ricevendo 12 premi internazionali conferiti dalla European Federation of Neurological Societies (EFNS, attuale European Academy of Neurology – EAN), due dei quali selezionati per partecipare al “Tournament for Young Neurologists”, e 4 premi nazionali conferiti dalla Società Italiana di Neurologia (SIN).
I prodotti della sua ricerca scientifica riguardano principalmente le metodiche di stimolazione cerebrale non invasiva (TMS, tDCS) nelle neuroscienze cognitive, la neurofisiologia del dolore, del linguaggio, della percezione spaziale, il neglect, la riabilitazione dello stroke, le cefalee.