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Sclerosi multipla: la neuromodulazione può ridurre la fatica cronica dei pazienti

copertina intervista: sclerosi multipla, franca tecchio

Franca Tecchio, ricercatrice del CNR e coordinatrice del Laboratory of Electrophysiology for Translational neuroScience, si occupa dello studio della fatica cronica nei soggetti con Sclerosi Multipla (SM). Negli ultimi anni, insieme al suo team di ricerca, ha sviluppato un intervento di neuromodulazione in grado di ridurre proprio questo sintomi, il più invalidante secondo i pazienti.

neurone

La sclerosi multipla è una malattia neurodegenerativa demielinizzante. Nella sclerosi multipla si verificano un danno e una perdita di mielina – guaina delle fibre nervose che ha funzione protettiva e isolante nella conduzione dell’impulso nervoso.

L’ho intervistata per farmi raccontare da dove sono partiti e quali risultati hanno ottenuto. Di seguito la nostra conversazione.

D.R. Il suo gruppo di ricerca si è dedicato ai malati di SM. Avete in particolare adattato alle persone con SM una forma di neuromodulazione già utilizzata su persone sane. Di cosa si tratta?

F.T. L’intervento che abbiamo progettato mira a ridurre la fatica cronica. Si tratta di un sintomo che la metà dei pazienti con SM ritiene il più invalidante e che non ha trattamenti efficaci.

D.R. Come si misura la fatica?

F.T. La fatica viene misurata con una scala costituita da 21 domande alle quali il paziente risponde su un modello cartaceo o via web.

D.R. Perché utilizzare la stimolazione transcranica a corrente diretta continua (tDCS) per ridurre la fatica?

F.T. É indicazione chiara dalla letteratura che alterazioni delle regioni di controllo del movimento contribuiscano a originare la fatica in questi pazienti affaticati. Le regioni motorie e frontali sono tipicamente troppo eccitabili, mentre quelle parietali e somatosensoriali in particolare sono troppo poco eccitabili.

Nata in Italia, la tDCS permette di stimolare diverse aree del cervello. E’ una tecnica non invasiva, indolore e priva di effetti collaterali.

Per questo, abbiamo sviluppato un intervento tDCS che si realizza in cinque giorni e che mira a potenziare l’attività delle regioni cerebrali di rappresentazione somatosensoriale di tutto il corpo.

D.R. Da dove siete partiti?

F.T. Le osservazioni attuali suggeriscono che la fatica si accompagni ad un alterata comunicazione tra regioni sensoriali e motorie, risultando in un messaggio di feedback alterato che induce la persona ad un eccesso di correzione del movimento, che contribuisce all’affaticamento.

D.R. Nel vostro intervento utilizzate elettrodi personalizzati. Perché?

F.T. Per ottimizzare la stimolazione delle regioni di rappresentazione sensoriale di tutto il corpo, abbiamo messo a punto elettrodi che seguono con precisione le circonvoluzioni corticali della singola persona, a partire dalla sua risonanza magnetica cerebrale. Questa precisione è richiesta poiché lo scopo degli elettrodi personalizzati è quello di aumentare l’eccitabilità parietale senza aumentare quella frontale, laddove le regioni sensoriale e motoria primarie sono contigue, una di fronte l’altra lungo il solco centrale.

D.R. Avete già ottenuto dei risultati, quali?

F.T. Abbiamo osservato un miglioramento medio del 40 % rispetto al pre-trattamento in un secondo gruppo (10 persone) e del 28% in un primo gruppo. Vi sono grandi variabilità della risposta – tra il 2% e il 100% -, pur avendo personalizzato l’elettrodo.

D.R. Come possono accedere i pazienti ai trattamenti clinici / domiciliari?

F.T. Attualmente la procedura prevede che le persone firmino il consenso informato per l’accesso al trattamento, dopo aver contattato l’unità del CNR. Insieme ai colleghi neurologi viene valutata l’opportunità dell’intervento e, se l’esito è positivo, il paziente viene in ospedale. Qui allestiamo il caschetto con gli elettrodi che il paziente porterà a casa insieme a una serie di semplici istruzioni per il trattamento quotidiano.

D.R. Chi è il candidato ideale per questo tipo di trattamento?

F.T. Tutti i pazienti con SM possono sottoporsi a questo trattamento senza esclusione per età, durata o tipo della malattia, gravità clinica. Escludiamo persone che soffrano di epilessia, di depressione tale da assumere farmaci contro di essa, che abbiano avuto una ricaduta clinica o prova radiologica dell’attività della malattia negli ultimi 3 mesi, altre comorbidità del sistema nervoso centrale/periferico.


Identikit dell’intervistata

franca tecchioMilanese di nascita, ha scelto Roma come città d’adozione. Primo Ricercatore CNR, Chairwoman in 9 e speaker in 43 congressi internazionali e in 14 riunioni per progetti europei.

Coordina il Laboratory of Electrophysiology for Translational neuroScience (LET’S). Sviluppa metodi di analisi della complessità cerebrale e interventi terapeutici personalizzati. È tra i 10 ricercatori italiani più attivi in Neurologia Clinica sulla Pubblica Salute (2003).


Contatti per accedere al trattamento: [email protected][email protected]


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