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Cosa succede al cervello di un corpo ibernato?

cervello congelato

Il caso della 14enne inglese congelata che desiderava “avere la chance di essere curata e risvegliata, magari fra qualche centinaio di anni” dopo una sentenza dell’Alta Corte di Londra ha sollevato il dilemma sulla crionica: quale sarà lo stato di salute dei corpi una volta scongelati?

Cerchiamo di capire qualcosa in più sulla crionica

La crionica (nota come ibernazione umana, criopreservazione o biostasi) consiste nella pratica di preservare a basse temperature il corpo di persone in una condizione incontaminata, dopo la morte legale, nella speranza che future tecnologie ne permettano un giorno il ritorno in vita.

La vera questione, però, non è se la medicina avanzerà – chiaramente lo farà – ma in che condizioni saranno i corpi e il cervello dopo lo scongelamento. Voi riuscite a immaginarlo? Noi no, e neanche i ricercatori.

Un po’ di storia

La crionica fu proposta per la prima volta nel 1960 da un professore del Michigan, Robert Ettinger, in un libro intitolato The Prospect of Immortality, che ha sostenuto che la morte potrebbe essere un processo reversibile. Ettinger, morto nel 2011, continua ad essere presente nel Cryonics Institute – da lui fondato –  insieme a sua madre e alle sue mogli (ne ha avute due): tutti congelati in cisterne di metallo, conservati a  – 196°C.

Come funziona

La procedura di ibernazione inizia appena il cuore smette di battere e prima che sia dichiarata la morte cerebrale. Subito dopo la morte legale, vengono somministrati per endovena farmaci per proteggere il cervello dall’ischemia e successiva perfusione. Il corpo viene messo in ghiaccio e trasportato nella struttura in cui verrà ibernato. Qui, il sangue viene sostituito con una miscela di prodotti antigelo che aiutano la conservazione dei tessuti – crioprotettori – che preservano il corpo dall’unica controindicazione della tecnica, ossia dal congelamento dell’acqua nei tessuti che potrebbe causare la rottura delle pareti delle cellule. Questo trasforma il corpo in uno stato vetrificato, pronto per essere messo in azoto liquido, ad una temperatura di -196°C.

Dove ci si può fare ibernare?

Attualmente nel mondo ci sono solo 3 strutture in cui viene fatta l’ibernazione: due negli Stati Uniti (l’Alcor e il Cryonics Institute) e uno in Russia (KryoRus) e sembra che il numero di persone che scelgono di mettersi in lista per farsi ibernare è in costante aumento di anno in anno. Attualmente ci sono quasi 300 individui criogenicamente congelati negli Stati Uniti, altri 50 in Russia, e qualche migliaio di potenziali candidati iscritti.

Cosa dicono le neuroscienze?

Nonostante ci siano stati progressi clinici nella conservazione dei tessuti e su spermatozoi e cellule uovo, non è possibile pensare di applicare l’antigelo nel sistema circolatorio umano, e soprattutto nel cervello, senza causare danni.

Secondo Clive Coen, professore di neuroscienze presso il King College di Londra

Il problema principale è che il cervello è costituito da un tessuto fitto di vasi sanguigni. L’idea che si possa infiltrare un qualche tipo di antigelo che proteggerà il tessuto è ridicola.

Il cervello infatti è così densamente organizzato e così ben protetto dalla barriera emato-encefalica e dal rivestimento adiposo di mielina intorno neuroni, che il cocktail crionico di sostanze chimiche dovrebbe essere vigorosamente pompato per garantire che ogni angolo venga raggiunto.

Si ha a che fare con un organo che si protegge deliberatamente da tutto ciò che entra.

Ciò significa che lo stato di vetrificazione rischia di comportare la rottura del tessuto cerebrale che causerebbe a sua volta la perdita di connessioni neuronali – ciò che la tecnica in realtà si prefigge di evitare. Coen sostiene addirittura che il momento in cui il team di supporto criogenico arriva al letto del paziente potrebbe già essere troppo tardi.

Già dopo pochi minuti di anossia i neuroni dell’ippocampo sono morti. Andati. Vorresti davvero svegliarti tra 100 anni col rischio di ritrovarti un vegetale da un punto di vista cognitivo e malato comunque di cancro? Queste persone sono vulnerabili, non si rendono conto che stanno pagando per conservare qualcosa che sarà molto danneggiato…

Il punto di vista di Clive Coen è molto duro e non lascia scampo a interpretazioni. In Italia e in Europa al momento non ci sono società che si occupano di criogenesi, ma se vuoi approfondire questa tematica sul sito di Estropico troverai moltissime informazioni interessanti.

Tratto dall’articolo: The cryonics dilemma: will deep-frozen bodies be fit for new life? apparso su The Guardian.