HomeCulturaArte e MusicaMostra Escher: arte e scienza della percezione

Mostra Escher: arte e scienza della percezione

La mostra di Escher sta facendo il giro dello Stivale. Inutile dirlo, è un tuffo nell’arte (e nella Gestalt). Io la visitai a Bologna nel 2015. L’attesa in fila fu di circa 40 min., ma fummo tutti d’accordo sul fatto che ne valesse davvero la pena.

A parte che prima di entrare ci si può fare un “selfie” diventando protagonisti (grazie a una webcam) di una delle sue opere più famose (Mano con sfera riflettente), l’audioguida è inclusa nel prezzo ed accompagna nel vorticoso e affascinante viaggio alla scoperta di forme geometriche, prospettiva, intrecci impossibili e piccoli laboratori interattivi.

Dentro l’opera d’arte!

Queste sono solo due delle tante ragioni che possono spingere alla visita. La terza: è un’esperienza interessante anche per i bambini che, lungo il percorso, possono cimentarsi nell’elaborazione di forme e in mini-esperimenti percettivi.

La xilografia sul chiostro e la torre del Duomo di Monreale introduce alla scoperta dei paesaggi italiani visti con gli occhi del genio delle esplorazioni dell’infinito che, negli anni della maturità, diventa un artista coraggioso e provocatore.

Siete davvero sicuri che un pavimento non possa essere anche un soffitto?

Escher amava l’Italia e vi trascorse infatti diversi anni. Nel nostro Paese conobbe anche l’amore della sua vita, che sposò a Reggio Emilia.

Fatti un po’ di sacrosanti pettegolezzi, voglio ricordare perché Escher, con le sue opere, sia importante per il mondo della scienza tutta, e in particolare per quello della psicologia della percezione, tema tanto caro alla corrente della Gestalt.

Il nostro artista ha sfruttato abilmente i principi percettivi della Gestalt e in generale i risultati degli esperimenti sulla visione condotti durante il XIX secolo.

Alcune delle leggi della percezione riprese nelle opere

  • Figura/sfondo (la più importante). Guardando un’immagine percepiamo l’oggetto che sta in primo piano come figura principale e quello che sta dietro come sfondo. Quando le forme sono ambigue, però, sia gli spazi negativi che quelli positivi assumono forme compiute, e la nostra mente può trovare difficile decidere quale sia quella in primo piano, dando vita così ad un fenomeno di illusione ottica.
  • Pieno/vuoto. L’occhio non riesce ad osservare l’intera composizione in maniera simultanea, quindi si focalizza su un elemento alla volta (o il positivo o il negativo).
    vaso di Rubin

    Vaso o profili umani?
    L’illusione ottica del vaso di Rubin.

    Pieno e vuoto, però, sono inscindibili l’uno dall’altro: entrambi fanno parte della stessa figura.

  • Legge della chiusura. Entra in gioco osservando il famoso Triangolo di Kanizsa.
    Triangolo di Kanizsa

    Triangolo di Kanizsa

    Il nostro cervello è predisposto a fornire le informazioni mancanti per chiudere una figura, pertanto quello che vediamo è l’unica cosa che non c’è: il triangolo bianco costituito dalle forme nere.

PS: l’audioguida, pettegola anche lei, confida che a scuola Escher non fosse poi questa grande cima. Lo snocciola lì, con nonchalance. Dall’altra parte, la capacità di andare oltre la realtà, per costruire mondi paralleli, inesorabilmente intrecciati da linee e tratti.

PPS: all’interno, un piccolo shop vende segnalibri, puzzle e stampe delle opere che possono diventare originali souvenir. Io non ho resistito: ho comprato la riproduzione di Metamorfosi II, un “quadro” stretto ma lungo… tre metri e venti!

Qui potete trovare tutte le informazioni necessarie.

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