HomeBenessereSportIl tuo sport è la corsa? Hai più connessioni cerebrali

Il tuo sport è la corsa? Hai più connessioni cerebrali

Quali sono i tuoi prossimi buoni proposti? Hai intenzione di iscriverti in palestra, fare un po’ di attività fisica? Sei curioso di sapere cosa consigliano le neuroscienze? Allora continua a leggere.

Da una recentissima ricerca pubblicata su Frontiers in Human Neuroscience sembrerebbe che il cervello di chi pratica abitualmente la corsa di resistenza sarebbe dotato di più connessioni rispetto al cervello di individui più sedentari.

ricercatore osserva risultati risonanza

Un ricercatore osserva i risultati. Durante la RS-fMRI, la persona è sveglia ma non svolge alcun compito.

In questo studio, i ricercatori dell’Università dell’Arizona hanno infatti confrontato i cervelli di giovani corridori maschi con quelli di giovani maschi che non svolgevano attività fisica da più di un anno (sedentari), utilizzando la Risonanza Magnetica Funzionale a Riposo (RS-fMRI). Tutti i partecipanti avevano più o meno la stessa età – tra i 18 e i 25 – e indici di massa corporea e livelli di istruzione comparabili.

Cos’è la RS-fMRI e come funziona

La Resting State Functional Magnetic Resonance Imaging è una tecnica molto diffusa e utilizzata per lo studio della connettività funzionale del cervello umano. Consente di studiare diverse reti cerebrali a riposo – Resting State Networks (RSNs) – associate a specifiche funzioni e le eventuali alterazioni dovute, ad esempio, a una determinata patologia.

Cosa hanno scoperto i ricercatori?

Gli atleti, nel complesso, mostravano una maggiore connettività funzionale, ovvero più connessioni in diverse aree del cervello, una su tutte la corteccia frontale. Ricordiamo che questa è importante per funzioni cognitive quali

  • pianificazione
  • processo decisionale
  • orientamento dell’attenzione

Perché questo studio?

mano suona chitarra

Le attività che richiedono un certo grado di controllo motorio – suonare la chitarra – o alti livelli di coordinazione occhio-mano – giocare a golf – possono modificare la struttura e la funzionalità del cervello.

I ricercatori hanno voluto approfondire e puntualizzare quanto già dimostrato negli ultimi 15 anni: l’attività e l’esercizio fisico hanno effetti benefici sul cervello. La maggior parte degli studi precedenti, però, è stata svolta su una popolazione adulta con un’età media superiore a quella qui analizzata. I ricercatori dell’Università dell’Arizona erano invece interessati a capire

  1. cosa accade nel cervello dei giovani adulti che praticano la corsa
  2. qual è l’impatto della ripetizione di quest’attività sul cervello

Cosa possiamo imparare da questo studio?

I risultati di questo studio suggeriscono che l’esecuzione di attività ripetitive come la corsa potrebbe avere un effetto simile a quelle che richiedono un particolare controllo e una certa coordinazione motoria.

“Queste attività che le persone considerano ripetitive in realtà coinvolgono molte funzioni cognitive complesse – come la pianificazione e il processo decisionale – che possono avere effetti sul cervello” – prof. Raichlen, uno dei coordinatori del progetto

Dalla corsa alla prevenzione dell’invecchiamento

É possibile che i cambiamenti prodotti nel nostro cervello da quest’attività abbiano un’azione preventiva contro l’invecchiamento, in particolare contro il morbo di Alzheimer e le altre malattie neurodegenerative?

In una parola: si. Le aree del cervello in cui si è riscontrata maggiore connettività sono le stesse a risultare maggiormente colpite dalle malattie neurodegenerative. Questi risultati – ma anche tutti gli studi precedenti – ci spingono a ritenere questa ipotesi probabile.

Potremmo dunque prendere seriamente in considerazione di iniziare a praticare la corsa che, oltre a rendere le persone più felici, migliora la connettività cerebrale.

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La passione e l’attenzione verso tematiche relative al cervello, al comportamento e alle emozioni hanno sempre guidato le scelte formative e professionali di Elisabetta Grippa. "Ogni esperto dovrebbe creare un dialogo continuo e constante non solo tra colleghi, ma anche con il pubblico generale, al fine di diffondere conoscenze utili per tutti". L’esperto, secondo Elisabetta, dovrebbe svolgere una sorta di mediazione culturale fra il mondo scientifico e quello della gente comune. Tra i suoi interessi vi sono la lettura e i viaggi.