HomePersonaCervelloAttività cerebrale post-mortem? Andiamoci piano

Attività cerebrale post-mortem? Andiamoci piano

testa con attività elettrica
Un paziente canadese ha mostrato segni di attività cerebrale per 10 minuti e 38 secondi dopo essere stato dichiarato clinicamente morto. Questo è quello che ha rilevato un team di medici dell’University of Western Ontario.

Ci sono dei segnali – come l’assenza di battito cardiaco o la dilatazione della pupilla – che vengono utilizzati per dichiarare una persona morta. Rispetto a questo punto di non ritorno ogni attività cerebrale cessa nel giro di 30-60 secondi.

Ma cosa succede se il cuore di una persona si ferma, e di conseguenza anche il flusso di sangue diretto al cervello, ma quest’ultimo continua a produrre onde delta?

Dopo aver sospeso la terapia a quattro pazienti in stato terminale, i ricercatori sono stati testimoni di quest’inspiegabile esperienza in uno di loro.

L’elettroencefalogramma (EEG) ha mostrato la presenza di onde delta nel cervello di un paziente – onde normalmente presenti durante il sonno profondo.

Le registrazioni EEG sono iniziate mezz’ora prima di staccare la spina dei macchinari vitali e proseguite per trenta minuti.

Il tracciato in alto mostra l’assenza di battito cardiaco seguito dalla presenza di onde delta Norton et al. 2017

Conclusioni da verificare

Gli stessi ricercatori si sono espressi con molta cautela rispetto a questa apparente esperienza di “vita dopo la morte”.

Questi picchi di onde potrebbero essere degli artefatti, sebbene non sia stata identificata una fonte in questo senso.

Gli artefatti sono segnali di attività elettriche di origine extracorticale, quindi non prodotte dal cervello. Si possono distinguere in

  • fisiologici: attività muscolare, cardiaca, oculare etc
  • non fisiologici: determinati dalla strumentazione o da segnali elettrici provenienti dall’ambiente

Non finisce qui

I ricercatori invitano a fare altri studi. Non è escluso che non si sia mai registrata attività cerebrale dopo la morte semplicemente perché nessuno si è mai preoccupato di farlo…

Parlare di “vita dopo la morte” è avventato e imprudente. Si tratta infatti di un’analisi basata su un unico paziente. Inoltre, il fenomeno potrebbe essere dovuto da un errore della strumentazione. L’unica certezza è che è un caso che incuriosisce e che merita maggiore approfondimento.

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La passione e l’attenzione verso tematiche relative al cervello, al comportamento e alle emozioni hanno sempre guidato le scelte formative e professionali di Elisabetta Grippa. "Ogni esperto dovrebbe creare un dialogo continuo e constante non solo tra colleghi, ma anche con il pubblico generale, al fine di diffondere conoscenze utili per tutti". L’esperto, secondo Elisabetta, dovrebbe svolgere una sorta di mediazione culturale fra il mondo scientifico e quello della gente comune. Tra i suoi interessi vi sono la lettura e i viaggi.