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Trump ha vinto: le neuroscienze provano a spiegare perchè

donald trump
Sondaggisti, politici, stampa e gente comune in strada e su Facebook – abbiamo avuto le bacheche dei nostri social networks piene di #Trump negli ultimi sette giorni. Sono tutti sconcertati dalla sorprendente vittoria di Donald Trump nelle elezioni presidenziali americane. Tutti tranne i neuroscienziati. Perchè? Semplice, i neuroscienziati non sono sconcertati perché hanno letto la vittoria di Trump come un risultato prevedibile frutto di un processo decisionale guidato dalle emozioni – in questo caso la rabbia – e non dalla razionalità. Stupiti? Forse no, poiché è ampiamente riconosciuto che il comportamento del regno animale – incluso l’uomo – è fondamentalmente guidato dalle emozioni.

Ma proviamo ad approfondire

Le emozioni sono potenti catalizzatori di comportamenti – ci portano a compiere diverse azioni. In tutto il regno animale spesso è infatti l’emozione e non il pensiero razionale ciò che guida il comportamento. Le emozioni possono essere viste come piani d’azione dei quali l’evoluzione ci ha dotato per poter gestire in tempo reale le emergenze.  Le nostre decisioni, soprattutto quelle più complesse ed epocali, vengono prese sulla base di sentimenti e non di complesse valutazioni logiche. Chi vogliamo sposare, dove vogliamo vivere: sono decisioni che facciamo sulla base di ciò che sentiamo.

Come funziona

I nostri sensi inviano informazioni al sistema limbico che fa una valutazione del nostro stato interno ed esterno, tenendo costantemente sotto controllo il flusso di dati alla ricerca di un eventuale pericolo. Tutta questa elaborazione opera al di sotto del livello di coscienza e del pensiero razionale, noi non ce ne accorgiamo.

immagine sistema limbicoCiò ha un significato protettivo per noi, perchè l’enorme quantità di informazioni potrebbe facilmente sopraffare la nostra mente e metterci ko. 

Di fronte a situazioni molto complesse, i circuiti cerebrali più profondi, quelli coinvolti nella valutazione del livello della minaccia, si attivano e inviano segnali alla corteccia cerebrale (parte razionale) “sotto forma” di emozioni che rendono consapevole la persona sul pericolo/minaccia atteso.

I sondaggisti si sono sbagliati perché l’atto di porre la domanda presuppone implicitamente che la risposta sarà una spiegazione razionale. Ma la rabbia non è una ragione e le emozioni non sono sempre accessibili alla nostra autovalutazione.

La gente è arrabbiata e da che cervello è cervello l’emozione della rabbia serve a un preciso scopo: prepararsi a combattere. Combattere però è rischioso, quindi sono pochi gli stimoli che effettivamente innescano i circuiti neurali che attivano la rabbia violenta. Questi circuiti neurali di rabbia difensiva sono stati di recente studiati e identificati e ad oggi dunque possiamo avere  una migliore spiegazione rispetto a quella obsoleta di “cervello rettiliano”.donna arrabbiata

Diversi tipi di minacce attivano diversi circuiti di rabbia / aggressività nel nostro cervello. La maggior parte di questi é stata profondamente modellata dall’evoluzione che ha portato il cervello dei nostri antenati a funzionare come funziona oggi. Ad esempio, se necessario, per proteggere il proprio bambino una madre può arrivare ad avere una reazione istantanea di aggressività inarrestabile.
Azioni come questa nel cervello umano utilizzano gli stessi circuiti neurali che si attivano in altri animali, circuiti che sono diversi da quelli che, ad esempio, ci mettono in guardia nei confronti di uno sconosciuto che percepiamo come intruso. Per capire cosa é successo alle ultime elezioni americane, dunque, é importante comprendere il meccanismo di rilevamento delle minacce presente nel nostro cervello.

In quanto specie sociale, la nostra sopravvivenza individuale è totalmente dipendente dall’essere membri di un gruppo o di una tribù e il circuito cerebrale che ci permette di classificare immediatamente se una persona faccia parte del “noi” piuttosto che del “loro” si trova nella corteccia prefrontale. Questo circuito si interfaccia con il sistema limbico (circuito responsabile dell’origine e della gestione delle emozioni) innescando, quando necessario, rabbia e aggressivita per mantenere l’ordine sociale, proteggere la tribù e fare fuori la minaccia. Tutto per spirito di auto-conservazione. Rapportando questa spiegazione alle elezioni, naturalmente ció é valido per i sostenitori di entrambi i candidati: i partiti politici – come la tribú – sono minacciati dai partiti in competizione.

Questa prospettiva neuroscientifica spiegherebbe dunque come un miliardario privilegiato sia potuto diventare il campione in carica della classe lavorativa e delle donne che si sentono arrabbiate e minacciate. Per quanto strano possa sembrare, l’improbabile nuovo leader della classe media ri-conferma in modo sorprendente l’ipotesi che il cervello umano prenda decisioni complesse ed epocali basandosi principalmente sulle emozioni.

Un esempio di questo modello viene dal marketing. La pubblicitá del profumo non vende l’idea dell’odore che avremo indossandolo, ma della sensazione che proveremo. Sulle nostre strade i limiti di velocitá sono gli stessi per tutte le vetture, eppure – andando contro la logica – qualcuno comprerà una Corvette da 500 cavalli che morderá il freno in mezzo al traffico. Il marketing, quello efficace, fa leva sulle emozioni toccando in noi quelle corde che ci spingono a prendere le decisioni quando dobbiamo fare un acquisto.

Il problema è che il sistema di rilevamento delle minacce del cervello opera in tempo reale. Le nostre emozioni sono valutazioni dello stato attuale in cui ci troviamo, e questo è il motivo per cui nel corso dell’evoluzione il sistema limbico – emotivo – ha stabilito connessioni con la corteccia frontale – controllo del comportamento. Ci sono volte in cui è necessario ignorare le sollecitazioni emotive (pensate a un esame, se il lobo frontale del vostro cervello non intervenisse, davanti all’ansia e alla paura scappereste). La ragione può pianificare le strategie da mettere in atto nel futuro e questa capacità cognitiva è funzionale all’evitare le conseguenze – che a volte sarebbero disastrose – veicolate dall’emozione (avete presente il “rimpianto”?).

Andiamo alle elezioni: ogni persona che ha votato lo ha fatto affidandosi alle proprie capacità decisionali, ma queste sono state un insieme di razionalità e rabbia. L’elezione ha esposto la società a una profonda spaccatura, a una tremenda paura e estremo campanilismo. Se queste fratture della società esploderanno in fazioni diverse o piuttosto si rinsalderanno sarà determinato dagli stessi circuiti neurali della corteccia prefrontale che separano “noi” da “loro”. L’elettorato ha deciso che la persona migliore per riuscire a manipolare questi circuiti neurali così vitali per la nostra sopravvivenza non è un uomo di stato, ma piuttosto un venditore. Il tempo, saggio, confermerà. O smentirà.

Tratto dall’articolo Trump’s Victory and the Neuroscience of Rage apparso su Scientific American.