HomePersonaCervelloEmozioni: sono cognitive, non innate. Parola di LeDoux

Emozioni: sono cognitive, non innate. Parola di LeDoux

mano ferma caduta domino

Le emozioni sono stati cognitivi derivanti dall’esperienza, non sono intrinsecamente programmate”

Questo è quello che sostengono Joseph LeDoux e Richard Brown nell’articolo Teoria dell’ordine superiore della coscienza emotiva apparso nell’ultimo numero di Proceedings of the National Academy of Sciences.

bambino che piange

Le emozioni sono stati mentali e fisiologici associati a modificazioni psicofisiologiche, a stimoli interni o esterni, naturali o appresi. La loro funzione consiste nel rendere più efficace la reazione dell’individuo in situazioni di pericolo. Reazione che non utilizza processi cognitivi ed elaborazione cosciente. da Wikipedia

Chi si occupa di emozioni e chi ha studiato psicologia o neuroscienze sa benissimo che LeDoux (autore del bellissimo Il cervello emotivo) ha fatto della neurobiologia delle emozioni il suo principale oggetto di studio.

Secondo questa nuova teoria, le esperienze coscienti sono elaborate dallo stesso circuito generale delle cognizione (GNC), indipendentemente dal contenuto.

I meccanismi cerebrali che danno luogo a sensazioni emotive coscienti non sarebbero quindi diversi da quelli che danno origine a esperienze coscienti percettive.

Perché è importante questo nuovo articolo?

L’ipotesi dominante ad oggi vuole che le emozioni siano intrinsecamente programmate nei circuiti sottocorticali del cervello – innate. Sulla base di ciò nella storia della letteratura neuroscientifica le emozioni sono state trattate come diverse rispetto ai domini cognitivi. In più, anche se le emozioni hanno un profondo impatto su ogni aspetto della nostra vita, fino ad ora c’era stata poca integrazione tra le teorie della coscienza e le teorie delle emozioni.

Storia VS Nuova teoria

serpente

Immaginiamo di vedere un serpente: secondo la teoria storica di fronte a uno stimolo che può rappresentare un pericolo, la corteccia visiva manda un segnale all’amigdala – struttura a forma di mandorla che si trova a livello sottocorticale, nota come centro della paura. Da qui partirebbe l’emozione della paura, e di conseguenza un tentativo di difesa dato da una straordinaria attivazione fisiologica e comportamentale.

Oggi, secondo LeDoux e Brown, davanti al serpente l’amigdala innescherebbe la risposta di difesa fisiologica e comportamentale, ma la coscienza della paura (“Oh, che paura!”), per manifestarsi, richiederebbe un’ulteriore elaborazione.

La nuova teoria – controcorrente – sostiene dunque che lo stimolo (serpente) sia elaborato in parallelo da circuiti corticali e sottocorticali.

I circuiti corticali coinvolgerebbero

  • la corteccia visiva
  • i sistemi di memoria del lobo temporale
  • i circuiti cognitivi del GNC – impegnati nel processo di rappresentazione dello stimolo e dell’esperienza

Allo stesso tempo, in parallelo verrebbe coinvolta l’amigdala.

La visione del serpente quindi invierebbe informazioni alla corteccia visiva, dove si creerebbe la rappresentazione del serpente. Per produrre l’esperienza cosciente delle emozioni, queste informazioni verrebbero poi inviate al GNC e successivamente integrate nella memoria semantica. Il risultato – cognitivo – è il “significato dell’esperienza”: il serpente può essere pericoloso.

Solo al termine di questo complesso lavoro si manifesterebbe l’emozione cosciente della paura.

Per formulare questa teoria gli autori si sono concentrati sulla paura, ma sostengono che i principi di base potrebbero essere utilizzati per comprendere anche altre emozioni. Non ci resta che aspettare altri interessanti risvolti emergenti dall’integrazione tra le teorie della coscienza e le teorie delle emozioni. Nel frattempo, se vuoi, qui trovi l’articolo originale.