Il trauma cranico lieve

Cosa s’intende con Trauma Cranico Lieve (TCL)?

Con Trauma Cranico s’intende qualsiasi lesione al cranio o al cervello dovuta ad un evento traumatico. Per stabilire la gravità si fa riferimento ai seguenti indici: la durata della perdita di coscienza, il punteggio alla Glasgow Coma Scale (scala per la valutazione dello stato di coscienza, quindi della gravità del coma) e la durata dell’amnesia post traumatica, cioè la difficoltà a ricordare il periodo immediatamente precedente e seguente il trauma.
Il trauma cranico è lieve quando si manifesta con almeno uno dei seguenti segni: perdita di coscienza di 30 minuti o minore, Glasgow Coma Scale di 13-15, amnesia post traumatica minore di 24 ore.

Perché è importante fare una valutazione neuropsicologica dopo un trauma cranico lieve (TCL)?

I traumi lievi sono quelli più difficili da diagnosticare in quanto, anche se il paziente lamenta dei disturbi, gli esami diagnostici convenzionali (TAC cerebrale, esame neurologico, ecc.) possono risultare negativi per diversi giorni dopo il trauma. In questi casi è necessario utilizzare strumenti diagnostici più sofisticati per rilevare il danno organico, mentre la valutazione neuropsicologica è l’unico strumento per rilevare i disturbi di natura cognitiva.

Quali sono i disturbi neuropsicologici più frequenti dopo un TCL?

Quando dopo un TCL la persona torna alla sua vita quotidiana, possono emergere delle difficoltà di diverso tipo. Vi sono persone in cui il trauma cranico ha determinato deficit cognitivi selettivi, quali deficit di memoria, lieve disinibizione, minore autocontrollo, lievi difficoltà nel giudizio, sfumate difficoltà nella programmazione e nell’organizzazione pragmatica (ossia coerente) del discorso.
In altri casi non c’è tanto la compromissione di funzioni isolate, quanto più un generale coinvolgimento delle funzioni esecutive. In quest’ultimo caso la persona lamenta una minore efficienza nell’affrontare e nel gestire situazioni quotidiane, necessità di notevoli sforzi attentivi e di concentrazione per svolgere le proprie attività e per ottenere i medesimi risultati raggiungibili prima del trauma.
Tali disturbi possono causare difficoltà di ordine relazionale e psicosociale: irritabilità, scarsa tolleranza alle frustrazioni, insicurezza nelle proprie capacità. Avviene così che frequentemente i rapporti familiari si deteriorino e il rendimento, scolastico o lavorativo, diminuisca.

Il trattamento riabilitativo del trauma cranico lieve

Il paziente con TCL mantiene la consapevolezza di malattia e prende coscienza della minore efficienza nelle attività della vita quotidiana ma, al contempo, mantiene aspettative elevate dal momento che il trauma cranico è stato lieve. Si genera così una varietà di modificazioni emotive e comportamentali che richiedono di essere affrontate: depressione del tono dell’umore, riduzione dell’autostima, ansia, incertezza.
D’altra parte questi pazienti possiedono le potenzialità per ritornare alle attività precedenti. È essenziale quindi che lo psicologo programmi un trattamento quanto più funzionale ed ecologico.

In cosa consiste la riabilitazione?

Nella riabilitazione di una persona con TCL, lo psicologo segue delle linee guida stabilite da una serie di esperti nel settore. Tali linee guida prevedono i seguenti interventi:
  1. Informazione. Lo psicologo fornisce al paziente delle spiegazioni esaurienti circa la base neurologica dei suoi sintomi in modo da prevenire reazioni emotive eccessive, incertezza ed ambiguità.
  2. Educazione. Il paziente viene poi educato circa il comportamento corretto da mantenere nel quotidiano, lo si guida a intraprendere le attività in maniera graduale.
  3. Supporto. Attraverso colloqui di sostegno, lo psicologo aiuta il paziente a risolvere il conflitto tra le aspettative e le capacità attuali con le eventuali limitazioni conseguenti al trauma.
  4. Terapia cognitiva. Gli esercizi riabilitativi simulano il contesto reale in cui il soggetto si trova ad operare. Ad esempio in caso di deficit delle funzioni esecutive si può chiedere al soggetto di pianificare un incontro di lavoro, di organizzare un viaggio e così via, in base alla rilevanza che quell’attività ha per il paziente. In caso di deficit attentivi si chiederà di eseguire lo stesso compito in presenza di distrattori esterni che simulino un ambiente di lavoro rumoroso. In ogni caso il paziente viene aiutato ad escogitare le strategie più efficaci nella risoluzione dei problemi e ad automonitorare la propria prestazione.
  5. Incontri coi familiari. La difficoltà dei parenti di comprendere le modificazioni emotive e comportamentali nel proprio congiunto, è spesso causa di conflitti familiari. Risulta utile quindi, coinvolgere le persone significative della vita del paziente per consigliare gli atteggiamenti più opportuni da tenere.
  6. Monitoraggio. Infine è utile una periodica valutazione per seguire i progressi ed escogitare le strategie più opportune per i problemi ancora da risolvere.