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Realtà virtuale e psicologia. Aiuterà a fare diagnosi e terapia

copertina realtà virtuale

a cura di Donatella Ruggeri e Simone Barbato

I ricercatori stanno mettendo a punto un sistema per fare un’accurata diagnosi di Mild Cognitive Impairment (MCI) in remotoattraverso la realtà virtuale. Secondo quanto pubblicato sul Journal of Alzheimer presto potremo identificare il decadimento cognitivo lieve attraverso un gioco ambientato in un supermercato virtuale. Ma le applicazioni della realtà virtuale sono molte altre e si spingono fino alla terapia e alla riabilitazione nell’ambito della psicologia
info mci

MCI. In italiano “decadimento cognitivo lieve”

Questa non è la prima prova che ci provano: in passato altri studi avevano utilizzato le prestazioni degli utenti a giochi simili insieme ai dati dei test neuropsicologici classici per fare diagnosi di MCI. Tuttavia, per la prima volta in uno studio si è fatta una valutazione in remoto. La simulazione, cioè, si è svolta senza che l’esaminatore fosse presente.

I numeri

Nella valutazione del MCI i ricercatori hanno rilevato un’accuratezza diagnostica del 91,8%, simile a quella che si ottiene coi test neuropsicologici – maggiormente utilizzati per identificare la condizione. La diagnosi attraverso realtà virtuale ridurrebbe drasticamente i costi sanitari e potrebbe essere applicata precocemente su larga scala a beneficio del paziente e del caregiver.

Questo studio preliminare indica che automatizzare lo screening remoto di MCI è fattibile

Giochi o simulazioni?

I Serious Games – “giochi seri” – hanno l’aspetto di veri e propri giochi ma si pongono finalità educative, non solo di intrattenimento. Generalmente propongono situazioni reali, consentendo all’utente di allenare e potenziare abilità specifiche grazie ad un apprendimento esperienziale, il cosiddetto learning by doing.

Non mi piace studiare, mi piace imparare – Natalie Portman

Se in alcuni casi l’apprendimento non può prescindere da un attento approfondimento degli aspetti teorici, in altri – soprattutto per quanto riguarda le soft skills – la parte esperienziale è determinante. Invece di fruire di un contenuto, di un’informazione, passivamente (si pensi ad un testo scritto), l’utente crea attivamente la propria esperienza in un contesto sfidante ma protetto.

Lo studio in oggetto rappresenta il primo caso in cui la realtà virtuale auto-somministrata è stata utilizzata per rilevare il MCI con un elevato grado di affidabilità. Ma sono molte altre le condizioni per le quali è stata impiegata.

La realtà virtuale aiuta lo psicologo

L’utilizzo di questa tecnologia pone l’individuo davanti a stimoli complessi, interattivi e facilmente generalizzabili alla vita di tutti i giorni. Potenzia l’apprendimento tramite l’utilizzo di più componenti percettive, conservandone la gradualità. I sistemi di realtà virtuale possono amplificare il potenziale dello psicologo, aumentare l’efficacia della terapia e della riabilitazione. Ma lo psicologo mantiene la predominanza sullo strumento. L’intervento deve cioè essere diretto da chi abbia una formazione specifica.

Diagnosi e terapia in psicologia

I sistemi di realtà virtuale possono facilitare una valutazione standardizzata di disturbi psicopatologici come l’ansia sociale e, allo stesso tempo, consentono di valutare anche in modo molto attendibile numerose funzioni, sia cognitive che sociali.

Ad esempio, ci sono studi che hanno evidenziato come la realtà virtuale possa essere utilizzata efficacemente nella valutazione dei deficit mnestici, della percezione sociale o della schizofrenia. In questo contesto si situa ad esempio il progetto Tor Vergata Virtual Reality Rehub. Rehub nasce con l’obiettivo di sviluppare un protocollo di riabilitazione cognitiva, semantica, metacognitiva e socio-relazionale tramite realtà virtuale.

Mettendo in ordine la casa, aspettando l’autobus, facendo la spesa al supermercato in ambienti virtuali 3D, il soggetto ha la possibilità di sperimentarsi con oggetti e situazioni, imparando ad utilizzarli e controllarli mediante l’esperienza diretta in tempo reale e esercitando le funzioni mnestiche ed esecutive, la memoria episodica, verbale e di lavoro oltre che la pianificazione, l’elaborazione e il problem solving, ma anche le capacità di coordinazione motoria, l’orientamento spaziale, la ricerca e il riconoscimento di oggetti. L’interattività con gli oggetti è garantita da hardware specifici come data gloves (guanti per l’interazione col mondo virtuale) o joystick.

I campi applicativi sono infiniti

La realtà virtuale è un mezzo facile e divertente per mantenere la “salute cognitiva”. Gli ambienti consentono infatti di sperimentare un apprendimento esperienziale, il tutto in un ambiente stimolante e, allo stesso tempo, sicuro e controllato.

I protocolli per il potenziamento cognitivo aumentano fortemente il divertimento. Favoriscono motivazione e collaborazione e possiedono i caratteri dell’intensità e delle ripetitività tipica dei protocolli tradizionali. Offrono feedback multisensoriali in grado di consentire al paziente di autocorreggersi

Cosa ci ferma, allora?

Uno dei principali limiti è rappresentato ancora dagli elevati costi di sviluppo dei software. La maggior parte degli ambienti virtuali disponibili è closed source, e questo impedisce di personalizzare il contenuto in accordo coi bisogni del singolo caso. Esistono però piattaforme open source (come Neuro VR) che consentono di costruire gratuitamente semplici ambienti virtuali personalizzabili.

In questo modo ad esempio un neuropsicologo può far svolgere diversi esercizi e promuovere il potenziamento di specifiche abilità cognitive in un ambiente realistico, coinvolgente e adattabile alle esigenze del singolo. Va comunque detto che, a fronte di un vasto numero di studi che ha indagato l’efficacia della realtà virtuale a supporto di protocolli terapeutici cognitivo comportamentali, sono meno numerosi gli studi che ne hanno verificato la praticabilità nella valutazione, nel potenziamento e nella riabilitazione cognitiva. É quindi obiettivo di primaria importanza estendere la ricerca sperimentale anche a questo campo.

Per il futuro

I ricercatori si ripromettono di migliorare l’usabilità dello strumento, accorciare i tempi di somministrazione e integrare la scienza che sta dietro questa applicazione con dati aggiuntivi.